Viveva nella giungla, non tornava mai a casa, dormiva in condizioni difficili e mangiava un animale tipico della selva colombiana. Non usava il telefono e si affidava ai corrieri per comunicare. Dairo Antonio Úsuga David, 50 anni compiuti il 15 settembre scorso, meglio conosciuto con l’alias Otoniel (ma anche ‘Mauricio’), capo indiscusso del clan del Golfo, è stato catturato in Colombia al termine dell’operazione Osiris che ha visto impegnate tutte le forze di polizia del Paese sudamericano, per un totale di oltre 500 poliziotti e 22 elicotteri.

Un’operazione durata giorni perché non è stato facile avanzare nella giungla a Necocli, nel dipartimento di Antioquia (nord-ovest del Paese). Otoniel era protetto da otto anelli di sicurezza situati nel raggio di tre chilometri dal suo nascondiglio: una baracca. Un’operazione nel corso della quale è stato inevitabile lo spargimento di sangue.

Oltre all’uccisione degli uomini che difendevano il nascondiglio di Otoniel (il cui bilancio non è ancora noto), a perdere la vita un sottufficiale dei carabinieri della Colombia, raggiunto da un proiettile al collo e da un altro al petto mentre conduceva le operazione di avanzamento del suo gruppo.

Edwin Guillermo Blanco Báez, il carabiniere ucciso durante l’avanzamento nella giungla

Si chiamava Edwin Guillermo Blanco Báez, aveva 34 anni ed è stato ucciso nella giornata di sabato 23 ottobre, a poche ore dalla cattura del pericoloso latitante. Alla sorella Sandra, che l’aveva invitato al battesimo della figlia, aveva detto nei giorni scorsi di partire per una missione importante.

Circondato dagli agenti, Usuga ha mostrato un sorriso a fotografi e cameramen durante il trasferimento in manette nella base militare di Carepa, dove è stato poi imbarcato su un aereo della polizia nazionale colombiana, arrivato in nottata a Bogotà. Indossava pantaloni e maglietta nera e gli stivali di gomma preferiti dai contadini rurali.

Ricercato con insistenza dal 2015 e con la successiva operazione Agamennone nel 2016, che lo ha di fatto costretto alla latitanza, ora dovrà rispondere di accuse terribili: oltre al traffico di droga che dal Sud America raggiungeva gli Stati Uniti e l’Europa fino alla Russia (grazie anche al contributo della ‘ndrangheta), Otoniel è accusato anche dell’uccisione di numerosi agenti di polizia e del reclutamento di tanti minori per le sue attività criminali.  Nei suoi confronti ci sono 128 mandati di cattura, otto misure di garanzia e sette condanne in contumacia per un gran numero di reati, fra cui terrorismo, omicidio, traffico di droga, massacri, violenze sessuali, partecipazione a gruppi armati e crimini contro l’umanità.

All’operazione hanno contribuito anche le forze di intelligence di Usa (era nella lista dei latitanti più ricercati della Drug Enforcement Administratione, la Dea) e Gran Bretagna. Adesso gli Stati Uniti, che da tempo avevano istituito una ricompensa di 5 milioni di dollari per informazioni decisive alla sua cattura, chiederanno l’estradizione per processarlo nel loro Paese. L’auspicio è che arrivi nel giro di un mese. Il presidente colombiano, Ivan Duque, ha paragonato l’arresto alla cattura e all’uccisione di Pablo Escobar, avvenuta nel dicembre del 1993. “È il colpo più duro che inferto al narcotraffico nel Paese, paragonabile solo alla cattura di Pablo Escobar”, ha detto. Il capo del cartello del Golfo, che ha preso la leadership del traffico mondiale di cocaina dopo l’egemonia prima del cartello di Medellín , poi di quello di Cali, è “uno spregiudicato assassino di agenti di polizia, soldati, leader sociali, nonché un reclutatore di minori che obbligava a lavorare per la sua organizzazione criminale” ha ricordato il presidente Duque.

Usuga è stato incriminato per la prima volta nel 2009, nel tribunale federale di Manhattan, con l’accusa di droga e di aver fornito assistenza a un gruppo paramilitare di estrema destra designato come organizzazione terroristica dal governo degli Stati Uniti. Incriminazioni successive nei tribunali federali di Brooklyn e Miami lo hanno accusato di aver importato negli Stati Uniti almeno 73 tonnellate di cocaina tra il 2003 e il 2014 attraverso Paesi come Venezuela, Guatemala, Messico, Panama e Honduras.

Chi è Dairo Antonio Úsuga

Gli inizi a 16 anni nell’Esercito popolare di liberazione (Epl), poi una breve parentesi nelle Farc, la principale organizzazione di guerriglia (negli ultimi anni entrata in Parlamento grazie a nomine ottenute con liste bloccate) che ha provocato oltre 200mila morti, gran parte innocenti, nel corso della sua lunga guerra contro contro latifondisti e militari che vessavano i campesinos (agricoltori, ndr). Otoniel si è consacrato quando è entrato a far parte delle organizzazioni paramilitari di destra.

Divenne il capo assoluto del ‘Clan del Golfo’, noto in precedenza come il ‘Clan Usuga’, dopo che il precedente leader, suo fratello Juan de Dios Úsuga, alias “Giovanny”, venne ucciso in un raid della polizia la notte di Capodanno del 2010. Per le autorità colombiane, il Clan del Golfo era divenuta la più potente organizzazione criminale del Paese, capace di operare in molte province e con un’estesa rete di rapporti internazionali. Le attività principali sono il traffico di droga e di esseri umani, le estorsioni e l’estrazione mineraria illegale di oro.

Dal 2015 però la pressione del governo colombiano ha fortemente indebolito l’organizzazione che inizialmente vantava oltre 3mila affiliati, scesi poi a 1800 grazie a numerosi arresti effettuati nel corso degli ultimi anni. Dal cugino Alexánder Montoya Úsuga, noto come ‘El Flaco Montoya’ (arrestato nel 2012), ad altri leader come “Gavilán“, “El Indio“, “Inglaterra”, “Culo de Toro”, “Pablito”, “Ramiro Bigotes”, “Guagua” , ‘Cobra 5’, ‘Pueblo’ e ‘Marihuano’, quest’ultimo secondo leader del gruppo criminale, ucciso lo scorso febbraio.

Catturati di recente anche parenti e stretti collaboratori. Dalla fidanzata ‘La Flaca’, incaricata di sostenere una rete di riciclaggio di denaro e prestanome, al nipote ‘Orejas’, responsabile del traffico di droga da Chocoano Urabá al Centro America. In manette anche i suoi fratelli ‘Chengo’ e ‘La Negra’, sua cognata ‘La Jefa’ e i suoi cugini ’07’ e ‘La Zarca’, tra gli altri, tutti legati al clan. Suo cugino Alexánder Montoya Úsuga è stato poi estradato lo scorso agosto negli Stati Uniti.

La resa-fake annunciata in concomitanza con l’arrivo di Papa Francesco

Nel 2017, in concomitanza con la visita in Colombia di Papa Francesco per celebrare gli accordi siglati dal Governo con le Farc, Otoniel aveva annunciato la sua intenzione di raggiungere un accordo per andare davanti alla giustizia. Il governo ha risposto schierando un migliaio soldati per dargli la caccia.

 

 

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.