C’erano anche un quadro di Pablo Escobar e una tela con la dedica di Miss Universo nella villa del boss Raffaele Imperiale a Dubai. Imperiale, 46 anni, detto anche “O’ parente”, è stato arrestato a inizio agosto a Dubai dopo una lunga latitanza. Latitanza “d’oro”, era stato scritto dai giornali. Imperiale è originario di Castellammare di Stabia. Proprio in una casa di sua proprietà nella città in provincia di Napoli nel 2016 vennero trovati due quadri di Van Gogh rubati in Olanda anni prima, La spiaggia di Scheveningen e L’uscita dalla chiesa protestante di Nuen. Da quel momento divenne ulteriormente noto: la notizia arrivò infatti sulle pagine di giornali di tutta Italia e del mondo.

Il boss era secondo gli investigatori di mezza Europa uno dei broker della droga più potenti al mondo e avrebbe intrattenuto relazioni e contatti con le maggiori organizzazioni criminali. Era nella lista dei latitanti più pericolosi del ministero dell’Interno. Dal 2016 ricercato per traffico internazionale di stupefacenti (condanna a 8 anni e 4 mesi di detenzione). Per gli 007 è anche sospettato di riciclaggio di denaro ma saranno le indagini e i processi a chiarire anche questo aspetto. Si spostava con la falsa identità di Antonio Rocco, passaporto russo.

Oltre al traffico di droga era un abile investitore. Secondo gli atti avrebbe commissionato all’archistar di fama mondiale Zaha Hadid di realizzare a Dubai dieci ville dal valore di 20 milioni di dollari ciascuna. Si era presentato come un facoltoso imprenditore italiano. Secondo il collaboratore Gennaro Carra il boss avrebbe invece voluto comprare la società SSC Napoli calcio con Mario Cerrone, anche lui legato al clan camorristico Amato-Pagano. Operazione che non ha avuto riscontro nelle dichiarazioni di altri pentiti e in altre indagini e che comunque sarebbe stata pressoché impossibile.

Nella villa opere d’arte di valore, la tela del suo “mito” Escobar; una dedica della diva indiana Sushmita Sen ex miss Universo e orologi di lusso e contanti in diverse valute in una cassaforte. E piscina, ascensore interno, un garage enorme con un suv bianco e una Mini Cooper. Le immagini del blitz sono state diffuse nei giorni scorsi dalla polizia di Dubai. Quando la polizia ha fatto irruzione nella villa era in pigiama, davanti alla tv. Un’operazione condotta grazie a numerose telecamere e a un drone.

Uomo elegante, alto, legato alla sua città natale. Inizialmente noto come “Lello di Ponte Persica“, frazione del medesimo comune partenopeo, o anche “Lelluccio Ferrarelle” o “Rafael Empire”. Da ragazzo aveva ereditato un coffee shop ad Amsterdam a partire dal quale avrebbe costruito la sua carriera criminale tessendo contatti e alleanze con i narcos sudamericani e in particolare con il clan degli “Scissionisti” o “Spagnoli” degli Amato-Pagano che diedero il via alla faida di Napoli Nord con il clan Di Lauro. In una clamorosa intervista a Il Mattino diceva che “la storia dei quadri di Van Gogh mi ha giovato processualmente ma nuociuto mediaticamente” e che “li ho acquistati per me, insomma per averli” perché appassionato d’arte. “Chi dice che lo abbia fatto per investire i miei illeciti proventi non sa di cosa parla”. Nel corso degli anni sono stati numerosi gli arresti ed i sequestri che hanno colpito l’organizzazione di Imperiale come  il maxi-sequestro di 1.330 kg di cocaina avvenuto a Parigi il 20 settembre 2013, quando venne arrestato il fedelissimo Vincenzo Aprea.

Secondo il collaboratore di Giustizia Biagio Esposito, prima Di Lauro e quindi passato agli Scissionisti, Imperiale riusciva a rifornire gli Amato-Pagano con carichi fino a 400 chili di cocaina alla volta che poi veniva spacciata a Secondigliano. Il tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di revoca della misura cautelare avanzata dai suoi legali. Lo aspettano poco più di cinque anni di carcere in Italia: gli sono stati comminati 18 anni per aver restituito nel 2017 i due Van Gogh. Imperiale non è stato ancora estradato.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.