Come Spartaco, “combatte le ingiustizie”. Anzi, come Gesù “che hanno crocefisso e umiliato”. Sono i ‘paragoni illustri’ di Srdjan Djokovic, il papà di Nole, numero uno al mondo del tennis che attualmente è in una situazione di ‘limbo’ istituzionale, respinto dalle autorità australiane al suo arrivo ‘Down Under’ per partecipare al primo Slam del 2022.

Novak, come ormai noto anche a chi non è appassionato di tennis, si trova (fino a lunedì) al Park Hotel, una struttura utilizzata dal governo federale australiano per ospitare persone in situazione irregolare: Djokovic si è visto infatti respingere l’ingresso nel Paese, ottenuto grazie ad una dubbia esenzione vaccinale, a causa del suo visto non compatibile con l’esenzione medica dal vaccino anti Covid-19.

Lunedì la situazione di Nole si risolverà, in un verso o nell’altro: i suoi avvocati hanno ottenuto un’ingiunzione provvisoria per fermare l’espulsione del tennista ed è stata concordata un’audizione davanti al giudice Anthony Kelly che dovrà decidere del futuro del tennista.

Il rischio per Nole non è solo quello di perdere la posizione numero uno del ranking mondiale, non potendo difendere la vittoria dello scorso anno, ma anche di non fare più ritorno sul territorio australiano per i prossimi tre anni. “La legge locale è molto rigorosa in termini di politiche di immigrazione – ha spiegato la professoressa di diritto pubblico all’Università di Sydney Mary Crock -, e questa è la pena prevista per chi viene trovato in possesso di un permesso irregolare“.

LA REAZIONE DELLA FAMIGLIA – Dalla Serbia il papà Srdjan ma anche l’esecutivo nazionale, che lo considera un eroe nazionale, tutti si sono schierati al suo fianco. 

Le parole più forti sono quelle del padre, che ha definito Novak “lo Spartaco del nuovo mondo che non tollererà ingiustizia, colonialismo e ipocrisia, è prigioniero ma più libero che mai. Si è convertito nel leader del mondo libero, delle persone povere e con necessità. Lotta per l’uguaglianza delle persone”.

Circostanza, quella di Novak “prigioniero”, smentita dal ministro dell’Interno australiano Karen Andrews: “Il signor Djokovic non è detenuto in Australia, è libero di andarsene quando vuole e la polizia di frontiera lo aiuterebbe a farlo”.

IL PADRE E LO STRANO ‘ENTOURAGE’ DI NOLE – Ma le ‘stravaganze verbali’ di Srdjan Djokovic non sono una novità per gli appassionati di tennis. Un uomo diretto, che più volte in passato si è lasciato dai legittimi elogi al figlio agli insulti nei confronti dei suoi grandi rivali sul campo, lo svizzero Roger Federer e lo spagnolo Rafa Nadal.

Federer probabilmente è il migliore giocatore della storia ma come essere umano è l’esatto contrario”, disse nel 2013. “A livello personale è un ometto”, disse ancora di Federer nel 2018 in riferimento a un match di Coppa Davis del 2006 tra Svizzera e Serbia che vedeva in campo Nole e Stan Wawrinka.

Partita di play-off in cui un giovane Nole aveva fatto un ‘dubbio’ uso del Medical Time-Out in un momento chiave del match, senza apparenti motivi fisici, per poi riprendersi e vincere il match al quinto set. Comportamento criticato dal team svizzero, anche in base ai precedenti di Djokovic, che in quegli anni era nell’occhio del ciclone per questa ‘abitudine’. Un Federer definito anche in altre occasioni “non una brava persona”, impaurito dal figlio che “minacciava il suo dominio”.

Giudizi pesanti anche su Nadal: “Rafa era il suo migliore amico, finché non ha iniziato a vincere. Quando le cose sono cambiate, la loro amicizia si è interrotta. Non è un comportamento sportivo”.

In giro per il tour assieme a Nole c’è spesso la moglie Jelena Ristic, con cui è sposato dal 2014. Anche lei è finita al centro della bufera, ma per le sue posizioni sul Coronavirus: nel bel mezzo del  primo lockdown, Instagram è stato costretto a oscurare un video che aveva postato in cui sosteneva che ci fosse una correlazione tra la diffusione del virus e il 5G.

Del ‘clan’ Djokovic ha fatto parte anche il guru-santone Chervin Jafarieh, personaggio arrivato a teorizzare come attraverso le emozioni e la preghiera l’uomo può modificare le molecole dell’acqua. 

Non da meno il fratello minore Djordje, formalmente organizzatore dell’Adria Tour tenuto nel giugno 2020 tra Belgrado e Zara, diventato di fatto un ‘Covid party’ in piena pandemia con pubblico senza mascherina e distanziamento e gli stessi partecipanti tra i tennisti risultati positivi al Covid (tra cui Djokovic). Djordje che nelle scorse ore ha definito la detenzione del fratello Novak “il più grande scandalo diplomatico sportivo”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia