La famiglia di Calisto Tanzi, il fondatore di Parmalat che si è spento questa mattina all’età di 83 anni nella sua casa alle porte di Parma, è sconvolta dal dolore.

La moglie dell’imprenditore, Anita Reggi, non riesce a credere di aver perso il marito col quale era sposato da oltre cinquant’anni. I due convolarono a nozze nel 1965, pochi anni dopo l’inizio della sua attività imprenditoriale.

Anita è stata compagna inseparabile di Tanzi, aiutandolo nella gestione della sua impresa. A lei erano intestate molte delle proprietà familiari, fra cui la celebre villa dove la famiglia viveva. Per questo finirà anche lei sotto la lente della magistratura che inserirà il suo nome nel registro degli indagati.

Titti, per gli intimi, viene da una famiglia di industriali farmaceutici. E’ madre di tra figli. Francesca, la primogenita, che si impegna nelle attività turistiche del gruppo comprate dal papà: Sestante, Comitour, Going, giusto per citare i marchi più conosciuti. C’è poi Stefano che è stato consigliere di amministrazione di Parmalat Finanziaria e presidente dell’Associazione Calcio Parma. E poi è arrivata Laura Tanzi, terzogenita di Calisto e di Anita Reggi, che ha sempre scelto di rimanere fuori dagli affari del gruppo Parmalat per dedicarsi alla professione di farmacista come la madre.

Rimarra impressa nell’immaginario collettivo la sfarzosa villa dove ha vissuto la famiglia Tanzi: immersa nel verde alle porte della città di Parma, a due passi dalla reggia paterna di Vigatto, Calisto Tanzi ha scontato qui diversi anni di carcere ai domiciliari. Nell’ambito dell’inchiesta che ha travolto la Parmalat, le forze dell’ordine hanno sequestrato la proprietà immobiliare e le ricchezze al suo interno: nella collezione di quadri spiccavano Kandinsky, Boccioni, Van Gogh, Monet, solo per nominarne alcuni.

Nella galassia di Calisto Tanzi girano una serie di società, come Parmatour, Parma Calcio, Odeon Tv, e quando mancano i soldi è la cassa di Parmalat a sborsare liquidi.

Le difficoltà maggiori per Tanzi cominciano nel 1999 quando acquisisce Eurolat dal gruppo Cirio di Sergio Cragnotti per un prezzo esorbitante, oltre 700 miliardi di lire, per consentire a Cragnotti di rientrare dei debiti con la Banca di Roma di Cesare Geronzi. Uno schema che, secondo gli inquirenti, si ripete anche quando nel 2002 Tanzi decide di comprare le acque minerali da Giuseppe Ciarrapico, anche lui indebitato con Banca di Roma.

Si pagano debiti contraendo altri debiti e nel 2003 Tanzi chiama al capezzale di Parmalat Enrico Bondi con lo scopo di risanare il gruppo ma il super-consulente subito si rende conto che Parmalat non potrà fare fronte al bond di 150 milioni di euro in scadenza di lì a poco. Il 27 dicembre dello stesso anno Tanzi viene arrestato e comincia così, dopo l’avventura economica, anche la vicenda giudiziaria. A dicembre 2010 arriva la condanna per Tanzi a 18 anni di reclusione per un crac da 14 miliardi di euro.

Redazione