Cresciuta alla scuola di Armando Spataro, ex procuratore a Milano ai tempi del pool di ‘Mani pulite’, Maria Cristina Rota è la pm dell’inchiesta sulla mancata zona rossa in Val Seriana che sta facendo tremare il governo Conte. Da settembre 2018 procuratore aggiunto a Bergamo, oggi Rota è stata la protagonista indiscussa della giornata politico-giudiziaria recandosi a Palazzo Chigi per ascoltare il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i ministri Roberto Speranza e Luciana Lamorgese sulla mancata zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro.

Ma il primo caso che la porta alle luci della ribalta è di cronaca nera, l’omicidio di suor Maria Laura Mainetti, avvenuto il 6 giugno del 2000 a Chiavenna. L’allora sostituto procuratore minorile di Milano incastrò le tre responsabili, tre ragazzine minorenni che avevano massacrato la suora a coltellate.

Una indagine in cui la Rota fu tra i primi magistrati ad utilizzare le intercettazioni telefoniche per risolvere un caso di cronaca nera. Sue le indagini che portarono all’arresto di Antonino Porcino, per 31 anni direttore del carcere di Bergamo, così come quelle sul fallimento della Maxwork e sulla cosiddetta “banda del Ragno” dedita a usura ed estorsioni.

Rota, di fede valdese e bergamasca doc, da aprile del 2019 è procuratore facente funzione a Bergamo in attesa dell’insediamento di Antonio Chiappani, dopo la morte dell’ex procuratore capo Walter Mapelli, scomparso a 61 anni per un tumore lo scorso anno.