Vescovi italiani, si cambia. Papa Francesco ha nominato il nuovo presidente della Conferenza episcopale: è il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, proveniente dalla Comunità di S. Egidio. Caratteristiche particolari: è un sacerdote vicino alla gente e ai problemi umani; è capace di trovare soluzioni pastorali, cioè in linea con il Vangelo. Del resto lunedì sera, incontrando tutti i vescovi, papa Francesco aveva detto che a suo avviso era opportuno avere un cardinale come presidente, per dare maggior spessore a un ruolo istituzionale così importante. E i vescovi hanno accolto l’invito.

Il cardinale Zuppi ha 66 anni, nasce a Roma l’11 ottobre 1955, quinto di sei figli. Nel 1973, studente al liceo Virgilio, conosce Andrea Riccardi, il fondatore di Sant’Egidio, iniziando a frequentare la Comunità e collaborando alle attività: dalle scuole popolari per i bambini emarginati delle baraccopoli romane, alle iniziative per anziani soli e non autosufficienti, per gli immigrati e i senza fissa dimora, i malati terminali e i nomadi, i disabili e i tossicodipendenti, i carcerati e le vittime dei conflitti. Senza dimenticare le attività ecumeniche per l’unità tra i cristiani e quelle per il dialogo interreligioso, concretizzatesi negli incontri di Assisi. Dopo la laurea con una tesi in Storia del cristianesimo, Matteo Zuppi entra nel seminario della diocesi di Palestrina, seguendo i corsi di preparazione al sacerdozio alla Pontificia Università Lateranense, dove consegue il titolo accademico in Teologia.

È ordinato sacerdote per la diocesi di Palestrina il 9 maggio 1981 dal vescovo Renato Spallanzani; subito dopo viene nominato vicario di Vincenzo Paglia, parroco della Basilica romana di Santa Maria in Trastevere, succedendogli nel 2000 quando don Paglia diventa vescovo di Terni. Don Zuppi è incardinato nella diocesi di Roma il 15 novembre 1988; dal 1983 al 2012 è anche rettore della chiesa di Santa Croce alla Lungara e ha incarichi nel consiglio presbiterale diocesano dal 1995 al 2012. Nel secondo quinquennio come parroco a Trastevere, dal 2005 al 2010, è prefetto della terza prefettura di Roma e dal 2000 al 2012 assistente ecclesiastico generale della Comunità di Sant’Egidio, per conto della quale è stato mediatore in Mozambico nel processo che porta alla pace dopo oltre diciassette anni di sanguinosa guerra civile.

Nel 2010 viene chiamato a guidare la parrocchia dei Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela, nella periferia orientale della città. Dopo meno di due anni, il 31 gennaio 2012, Benedetto XVI lo nomina vescovo ausiliare di Roma (per il Settore Centro). Riceve l’ordinazione episcopale il successivo 14 aprile per le mani dell’allora cardinale vicario Agostino Vallini e sceglie come motto “Gaudium Domini fortitudo vestra” (“la gioia del Signore sia la vostra forza”). Il 27 ottobre 2015 Papa Francesco lo nomina arcivescovo di Bologna e il 5 ottobre 2019 lo crea cardinale con il Titolo di Sant’Egidio. Immediate, ieri, le felicitazioni dalla diocesi di Bologna. «Siamo lieti di questa scelta – affermano i due vicari generali mons. Stefano Ottani e mons. Giovanni Silvagni – che riconosce il valore della persona e l’esemplarità del suo ministero, in particolare la sintonia con il magistero pontificio. Ci rallegriamo con il nostro Arcivescovo per il riconoscimento, gli promettiamo pieno sostegno nella preghiera e nella collaborazione. Ci sentiamo anche noi coinvolti per facilitare il suo compito e per far coincidere le indicazioni nazionali con quelle diocesane».

Il cardinale Zuppi ha raccontato così il suo incontro con Riccardi e la conversione alle periferie: «Vicino a casa c’era la fermata di un tram: potevo scegliere se frequentare i salotti del centro o aiutare i bambini del doposcuola in periferia. Riccardi mi convinse a prendere la direzione della periferia». Di Riccardi, ricorda come fosse «un ragazzo poco più grande di me che parlava del Vangelo a tanti altri ragazzi in maniera così diretta e nello stesso tempo con tanta conoscenza». A Bologna la prima scelta che ha compiuto nel 2015 ha riguardato la sua abitazione: non nella casa arcivescovile ma insieme agli altri sacerdoti: «Ho sempre vissuto insieme ad altri – ebbe a spiegare in proposito – e abitare in una casa dove vivono altri sacerdoti è per me occasione di confronto in un cammino nel quale sento il bisogno di condividere».
Le caratteristiche di personalità, l’esperienza, la sensibilità verso le situazioni umane ed esistenziali difficili, rendono certamente il cardinale Zuppi in grande sintonia con papa Francesco.

È un po’ il metodo della Comunità di Sant’Egidio ad incarnarsi nei due arcivescovi espressione di punta di questa realtà ecclesiale: prima mons. Paglia, poi il cardinale Zuppi. Ma da presidente della Conferenza episcopale italiana, Zuppi ha davanti a sé dei compiti complessi. Prima di tutto ricostruire un tessuto ecclesiale lacerato da due anni di pandemia. La Chiesa italiana si presenta indebolita dopo il quinquennio del cardinale Bassetti – 80 anni da ieri in pensione – e in difficoltà nel capire in che modo realizzare quel cammino Sinodale che papa Francesco vuole per tutta la Chiesa.

L’altra caratteristica del cardinale Zuppi è nel suo essere un uomo di dialogo, capacità particolarmente importante in questa congiuntura politica e sociale di fronte alle sfide rappresentate dalle scelte legislative sui temi del fine vita e della biopolitica. La mediazione si rivelerà importante anche sul fronte interno della Conferenza episcopale, avendo a che fare con oltre duecento vescovi, con molte personalità forti ed anche autoreferenziali, alcuni insofferenti di fronte al dinamismo di papa Francesco. Sul tema della guerra, ad esempio, la Conferenza episcopale si è dimostrata molto sollecita nell’accoglienza ai profughi ucraini, meno attenta nel seguire le posizioni contro il conflitto espresse con grande fermezza dal Papa stesso.

Molto sintetiche le prime parole del nuovo presidente dei vescovi: “Restiamo uniti nella sinodalità, nella comunione, nella preghiera. Grazie a tutti”. Cosa voglia dire “sinodalità” e soprattutto come si possa attuare, resterà da vedere adesso nei prossimi mesi. Sarà la sfida più difficile di fronte non tanto all’episcopato quanto a un clero in calo numerico, a volte sfiduciato nei confronti dei vescovi, sicuramente sovraccarico di lavoro, con poco aiuto da parte dei laici di cui tuttavia finora non si è presa sul serio la formazione. E senza dimenticare la questione degli abusi, che sta assumendo sempre più i contorni di una questione scottante, con l’avvento di un movimento di opinione – la Rete L’Abuso – che in queste settimane ha intensificato le sue attività e chiede ai vescovi di fare chiarezza e indagare a fondo.

Giornalista e saggista specializzato su temi etici, politici, religiosi, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato, tra l’altro, Geopolitica della Chiesa cattolica (Laterza 2006), Ratzinger per non credenti (Laterza 2007), Preti sul lettino (Giunti, 2010), 7 Regole per una parrocchia felice (Edb 2016).