Ricercato dall’Fbi per terrorismo con una taglia di cinque milioni di dollari e appena insediatosi come ministro dell’Interno. Sirajuddin Haqqani è entrato nel nuovo governo dei talebani in Afghanistan. L’annuncio del ristabilito Emirato Islamico è arrivato oggi pomeriggio. Nominato primo ministro a interim del governo provvisorio Mohammad Hasan Akhund, nella lista Onu dei terroristi. Suo vice il mullah Abdul Ghani Baradar, co-fondatore del movimento, negoziatore con gli Stati Uniti degli accordi di Doha sul ritiro a inizio 2020 e capo politico del gruppo estremista.

L’annuncio del nuovo esecutivo era stato rinviato da giorni. È arrivato oggi pomeriggio, durante la conferenza stampa con il portavoce degli studenti coranici Zabihullah Mujahid. Il nome sul quale si stanno concentrando maggiormente i titoli dei giornali in queste ore è quello di Sirajuddin Haqqani, ricercato dall’Fbi e ricompensato di un incarico di primo livello dopo anni di guerriglia. La Rete Haqqani è un gruppo attivo dagli anni ’80 nella regione di Loya Paktia nel sud-est del Pakistan. Si è unita ai talebani sin dalla fondazione del gruppo nei primi anni ’90. Dal 2004 si mise agli ordini della cosiddetta Shura di Quetta, il consiglio dei mullah che dopo l’invasione degli alleati si organizzò attorno ai suoi leader. Il fondatore Maula Jalaluddin Haqqani è morto nel 2018, era il padre dell’appena insediato ministro, che come il padre si è formato nella madrasa Darul Uloom Haqqania di Akora Khattal, vicino Peshawar – che ha dato il nome alla Rete.

Gli Haqqani dal 2006 hanno preso la responsabilità del fronte di Kabul. Con Serajuddin alla guida del gruppo, dopo che il padre si ammalò, la Rete si rese sempre più autonoma rispetto alla Shura. La riconciliazione solo nel 2015 quando il leader Akhtar Mohammad Mansur ha nominato Serajuddin suo vice. “Le tattiche degli Haqqani sono sempre state strettamente ‘asimmetriche’: attacchi di guerriglia, mine e attacchi terroristici. Gli Haqqani si sono anche distinti per la loro ‘professionalizzazione’ degli attacchi suicidi e nel corso del tempo hanno conquistato un quasi monopolio di questa tattica all’interno dei talebani”, ha scritto su La Repubblica Antonio Giustozzi, visiting professor del King’s College di Londra, in un ritratto del terrorista. Serajuddin ha anche intensificato i rapporti della Rete con la jihad globale, come con Al Qaeda e il sedicente Stato Islamico. La NATO ha sempre considerato la Rete una delle forze più pericolose nella guerra e infatti è stata proprio questa fazione a guidare la presa di Kabul lo scorso 15 agosto.

La scheda FBI

Sul sito del Federal Bureau of Investigation è ancora visibile la scheda di Sirajuddin Haqqani, nato tra il 1973 e il 1980, tra l’Afghanistan e il Pakistan. Sulla sua testa la taglia di cinque milioni di dollari. È “ricercato per essere interrogato in relazione all’attacco del gennaio 2008 a un hotel a Kabul, in Afghanistan, che ha ucciso sei persone, tra cui un cittadino americano. Si ritiene che abbia coordinato e partecipato ad attacchi transfrontalieri contro gli Stati Uniti e le forze della coalizione in Afghanistan. Haqqani sarebbe stato anche coinvolto nella pianificazione dell’attentato al presidente afghano Hamid Karzai nel 2008”.

Il nuovo governo

A prevalere nel nuovo esecutivo sembra essere la vecchia guardia del gruppo fondamentalista. I talebani sono cresciuti nella lotta mujaheddin contro l’Armata Rossa dopo l’invasione da parte dell’Unione Sovietica nel 1979 e quindi dopo la guerra civile avevano instaurato l’Emirato Islamico dal 1996 al 2001, quando l’invasione degli Stati Uniti dopo gli attacchi dell’11 settembre spazzarono via gli estremisti. Dopo 20 anni proprio l’ala originaria del gruppo sembra essere tornata al potere.

A quanto emerso dalla conferenza stampa il nuovo esecutivo affronterà i “problemi immediati, soprattutto la povertà” mentre “il problema della sicurezza è risolto, perché non c’è più la guerra”. Il capo del governo, Hasan Akhund, è originario proprio della città dove gli “studenti di dio” si sono formati a metà degli anni ’90, Kandahar. Ha guidato per vent’anni il Consiglio direttivo del movimento ed è stato ministro nel governo talebano prima dell’invasione degli Usa. All’interno della squadra anche il mullah Yaqoob, figlio del fondatore dei talebani, il mullah Omar, che sarà ministro della Difesa. Il ministro degli Esteri sarà l’alto ufficiale e già ministro, oltre che tra i negoziatori a Doha, Khan Muttaqi.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.