Tooba Lofti viene dal Panjshir, ha 34 anni, e sta organizzando un piccolo movimento di protesta che si sta opponendo al ritorno al potere dei talebani in Afghanistan. E questo mentre fanno il giro del mondo le fotografie di due giornalisti, un reporter e un fotografo, della testata Etilaaz Roz (Informazioni Quotidiane), segnati da ecchimosi ed ematomi. Erano stati fermati durante una manifestazione contro il ritorno al potere degli “studenti di dio”. Sono stati portati in una stazione di polizia. È la mano dura dei talebani contro le manifestazioni.

Di questo movimento di protesta parlano diversi media in tutto il mondo. Si oppone all’ingerenza dell’Isi, i servizi segreti del Pakistan, in Afghanistan; ai divieti per le donne di lavorare; all’Emirato Islamico. “Le loro dichiarazioni concilianti finora sono state soltanto dichiarazioni, senza nulla di concreto. Questi talebani sono gli stessi talebani di vent’anni fa, soltanto il loro look è cambiato”. Tooba Lofti lavorava in una ong e ha un negozio di cambiavalute. Non ha intenzione di fuggire all’estero. Si è raccontata in una lunga intervista a Daniele Raineri de Il Foglio, giornalista di lungo corso di esteri e inviato di guerra. La 34enne organizza le proteste su whatsapp e i social media. A giocare un ruolo centrale nelle proteste, a partire dalla presa di Kabul lo scorso 15 agosto, è anche Rawa, l’Associazione Rivoluzionaria delle Donne Afghane.

Lofti è addirittura ottimista sulla resistenza ai fondamentalisti e si aspetta un aiuto dall’Europa e dagli Stati Uniti: “Non siamo più le donne di vent’anni fa, gli Stati Uniti, la Nato e l’Europa qui hanno raggiunto molti risultati positivi e non vorranno vederli sparire. Ci vorrà tempo, la dittatura non sarà un successo e dopo pochi anni comincerà una lotta contro di essa, e se non ci sarò io, ci sarà qualcun altro”. Ed è sicura: “I paesi che ci hanno abbandonati prima o poi pagheranno un prezzo”. Proprio oggi uno dei portavoce del governo, Sayed Zekrullaj Hashim, ha ribadito a Tolo News la linea: “Una donna non può fare il ministro. È come se le mettessi sul collo un peso che non può sostenere. Non è necessario che le donne siano nel governo, loro devono fare figli”. I talebani hanno anche chiarito che le donne non potranno più praticare sport in quanto espone i loro corpi.

Il governo ha anche annunciato che chi vorrà manifestare d’ora in avanti dovrà ottenere un’autorizzazione specifica del ministero e chiarire in anticipo gli slogan. Ai giornalisti è inoltre vietato riprendere le “manifestazioni illegali”. Sanzione: equipaggiamenti con videocamere, telefoni e computer sequestrati. Di fatto hanno vietato di documentare le proteste. I giornalisti stranieri devono inoltre ricevere un’autorizzazione specifica dal ministero dell’Informazione per muoversi nella capitale e lavorare. E per andare nel Panjshir, la provincia nell’Est della quale i talebani hanno annunciato la conquista, ma dove una resistenza continua a combattere, serve un’ulteriore autorizzazione.

Tooba Lofti spera comunque che la gente in piazza possa continuare a scendere e la partecipazione aumentare. E questo nonostante tante delle persone che erano scese in piazza con lei sono state arrestate e di loro, dice, non si sa più nulla. “Quando stavamo andando via, ho chiesto ai talebani cosa succederà alle persone che portavano via, hanno detto: li uccideremo tutti”. È diversa invece la situazione nei centri rurali dove, a differenza delle grandi città, non si sono verificate simili mobilitazioni così come non si erano verificati quei passi avanti nei diritti e nelle libertà dopo la caduta dell’Emirato nel 2001.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.