È ormai solo questione di giorni il Vaccine-Day, a V-day, il giorno del vaccino anti-coronavirus in Europa. Che vuol dire Pfizer-BioNTech, il farmaco che alla seconda inoculazione garantirebbe una protezione del 95% e che ieri ha ricevuto il via libera dall’Agenzia del Farmaco Europeo (Ema). Un’approvazione arrivata in un Continente chiuso, o almeno in gran parte chiuso ai voli dal Regno Unito, per via della nuova variante emersa in Inghilterra a partire dallo scorso novembre. Un ceppo comunque sotto controllo, come ha voluto chiarire nella serata di ieri l’Organizzazione Mondiale della Salute (Oms) placando paura e allarmismo.

La prima persona a ricevere il vaccino in Italia sarà una donna, un’infermiera. Lo ha scritto l’Ansa, che lo ha appreso da fonti della Regione Lazio e dell’Ospedale Spallanzani di Roma, centro specializzato in malattie infettive, dove tra l’altro è stato domenica isolata la nuova variante inglese del covid. Una scelta simbolica, in una fase in cui i simboli valgono molto. Perciò la scelta della categoria di un’operatrice sanitaria, tra quelle che hanno contrastato in prima linea la diffusione del virus, e che hanno subito gravi perdite. La FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) conta 263 morti tra i medici dall’esplosione dell’emergenza, 57 invece gli infermieri. Secondo la FNOPI, e da dati INAIL, oltre 28mila gli infermieri contagiati. Si tratta di Claudia Alivernini, 29 anni, di Roma, lavora presso il reparto malattie infettive dello Spallanzani ma ha anche curato presso il loro domicilio molti anziani.

La prima vaccinata in assoluto è stata Margaret Keenan, 91 anni, nelle West Midlands inglese – il Regno Unito è stato il primo Paese a partire con la distribuzione e la somministrazione l’8 dicembre – come rappresentante della fascia di popolazione più a rischio. Negli Stati Uniti – ieri la Food And Drug Administration ha approvato anche il farmaco dell’azienda Moderna – la scelta è ricaduta sulla direttrice del dipartimento di terapia intensiva del Long Island Jewish Medical Center, Sandra Lindsay, afroamericana. Anita Quidangen, infermiera in una casa di riposo di Toronto, la prima a essere vaccinata in Canada.

Sulla mutazione inglese è intervenuto anche Ugur Sahin, fondatore di BioNTech, in conferenza stampa, commentando come sia “un po’ diversa” e come “non sappiamo ancora precisamente se il nostro vaccino possa proteggere anche contro questa. Dal punto di vista scientifico, però, è altamente probabile che il nostro vaccino possa difendere anche contro questa variante”. Saranno necessarie almeno due settimane per raccogliere informazioni, ha aggiunto. Stessi commenti dalla stessa Ema. “Ci sono già state delle varianti nel recente passato e ce ne potranno anche essere altre. Allo stato questo non vuol dire un aggravamento della malattia o della letalità e, soprattutto, il vaccino non è messo in discussione”, ha osservato il direttore sanitario dello Spallanzani di Roma Francesco Vaia intervistato dal Tg2.

Antonio Lamorte