Guardiamo a quel che è accaduto nella storia delle sigarette elettroniche in Parlamento. Due direzioni, da seguire, due piste: e una guerra per bande dentro al M5S. La prima ci porta sul Lungotevere Ripa, a Roma. È lì che Giulia Grillo è stata ministra della Salute dal 1º giugno 2018 al 5 settembre 2019. Un anno e tre mesi in cui la ministra, classe 1975, si dimostrò superiore alle aspettative: linearmente fedele alla scienza contro i cospirazionisti, strenuamente a favore dei vaccini davanti al movimento No-vax, rafforzò il ruolo dei dirigenti sanitari con reale esperienza clinica. Ma commise un errore fatale: non obbedì alle pressioni della lobby del tabacco.

Anzi, sollecitata, diede parere nettamente negativo quando le chiesero di sapere dall’Iss se c’era riduzione del danno con il tabacco riscaldato. Sola contro tutti, decise di non aderire alle pressanti richieste. Chiediamo conto all’ex ministra, ma è complicato. Non si riesce a parlare al telefono. Mi scrive di avere detto la sua a Report, e conferma la sua posizione: «Fui sempre ferma nella contrarietà all’emendamento che riduceva lo sconto sull’accise. Sempre ferma nell’ostacolare le lobby e gli interessi del Tabacco».

In effetti, chissà perché, dalla sera alla mattina, senza alcuna contestazione pubblica né altro che lo lasciasse presagire, venne defenestrata dal Ministero. Andò a dormire da ministra e la mattina dopo, alle 9, venne a sapere che il nuovo Governo giallorosso aveva deciso di fare a meno di lei, senza darle troppe spiegazioni. Aveva tradito un patto di ferro? Parrebbe di sì. Troviamo traccia della “Detassazione dello svapo” nel contratto di Governo gialloverde. Cinque Stelle e Lega (altro partito che da due giorni non osa commentare sulla vicenda) lo avevano intortato al punto 10: «Come premessa si dichiara l’intenzione di voler sterilizzare le clausole di salvaguardia che comportano l’aumento delle aliquote Iva e accise in quanto sarebbe un colpo intollerabile per famiglie e imprese, nonché provvedere alla correzione dell’extra tassazione sulle sigarette elettroniche».

«Malgrado una serie di dubbi sul piano sanitario tutt’altro che chiariti, anche a livello internazionale. Tant’è che l’unica vera opposizione all’emendamento “pro-svapo” è arrivata dalla ministra della Salute», recita un resoconto pubblicato da La Stampa a fine novembre 2018. Nei primi mesi del suo mandato, Giulia Grillo aveva già segnato dunque l’esito della sua permanenza alla guida del dicastero sanitario. La seconda pista ci porta a Montecitorio.

È lì che i gruppi del Movimento decidono di sostenere con forza l’emendamento che aumenta lo sconto sulle accise per i bruciatori di tabacco riscaldato – come Iqos – dal 50 al 75%. Laura Castelli, oggi vice ministra dell’Economia e delle finanze, che abbiamo visto contrapporsi anche frontalmente sui giornali alla riottosa ministra Grillo, è parlamentare dalla prima ora. E già nella XVII Legislatura sembra scaldarsi per il fumo elettronico. Era già tanto appassionata alla causa da scrivere un post per il Blog delle Stelle, il “magazine ufficiale” dei parlamentari grillini. È il 27 novembre 2017 quando pubblica una intemerata contro i “sostenitori delle sigarette tradizionali”, titolata apertamente: “No alla tassa sullo svapo”.

La reprimenda, firmata insieme con il collega Alessio Villarosa, Commissione Bilancio M5S alla Camera dei Deputati, è orientata contro un emendamento presentato dalla senatrice Vicari, colpevole di «aumentare la tassazione sulle sigarette elettroniche, includendo le apparecchiature (è come tassare il volante dell’auto) e anche i liquidi che non contengono nicotina, totalmente innocui». La pubblicazione del post – novembre 2017 – coincide con l’inizio del flusso dei bonifici da noi verificati. Tra il settembre e la fine di novembre 2017 la Casaleggio Associati ha ricevuto dal maggior produttore di quei “liquidi totalmente innocui” 190.000 euro in meno di cento giorni.

Il Blog delle Stelle che raccomandava ai deputati e ai senatori M5S di conformarsi a quell’appello a favore dello “svapo” risulta edito dall’Associazione Rousseau, avente per codice fiscale il 97748630155, con sede sociale a Milano in via Gerolamo Morone, 6. La stessa sede della Casaleggio Associati (ha poi cambiato indirizzo, nel dicembre 2018) che nella stessa data riceveva da Philip Morris 190.000 euro. I primi di una lunga serie.