“Onestà, onestà, quanti delitti si commettono in tuo nome!”. Scusate se prendo a prestito le parole geniali di Madame Roland, che in realtà se la prendeva con la “libertà” e malediceva il suo falso mito mentre saliva gli scalini del patibolo durante il terrore robespierriano. Stavolta invece parliamo di Onestà. Quella dei Cinque Stelle, degli allievi di Grillo e di Casaleggio, che da anni ci spiegano in tutte le lingue che quello è l’unico valore vero della politica. L’onestà, magari scritta anche con l’H davanti. Insieme alla trasparenza, alla limpidezza assoluta dei propri atti. Oh dio quante parole! Quante ne abbiamo sentite.

Quanti anatemi contro i conflitti di interesse di Berlusconi o anche di personaggi molto minori, con interessi molto più spiccioli. E poi un bel giorno cosa scopri? Che la Casaleggio associati, cioè la casamatta del grillismo – il quartier generale, il santuario, chiamatela come volete – prendeva i soldi dalla odiata Philip Morris attraverso le lobby del tabacco. Le famigerate, vituperate, maledette lobby del tabacco. E perché li prendeva? Per darsi da fare in Parlamento e ottenere che fossero abbassate le tasse sulle sigarette elettroniche. Un affare da centinaia di milioni, sottratti all’erario e finiti tra i profitti della Philip Morris e di altri produttori. Un affare perfetto.

La più classica e la meno trasparente azione lobbistica della storia della repubblica. Funziona così: c’è un gruppo economicamente potente, c’è una lobby, ci sono degli interlocutori politici in grado di aiutare la lobby; questi sono i protagonisti. Poi succede che i gruppi economicamente potenti offrono un rapporto di consulenza ben pagato all’intermediario tra loro e gli interlocutori politici. In questo caso l’intermediario è la Casaleggio, il gruppo è quello dei 5 Stelle e le somme pagate sono somme ingenti. Stiamo parlando di circa due milioni di euro in un po’ meno di due anni. È quello che risulta a noi, non possiamo escludere che ci siano altri soldi che hanno ballato, e magari altri interessi.

È un reato o no. Forse no. Si tratta di vedere diversi aspetti di questo scambio. C’era traffico di influenze? Beh, il traffico di influenze è stato contestato tante volte per molto, molto meno. C’era finanziamento illecito di un partito? Dipende: si può identificare la Casaleggio con il partito dei 5 Stelle? A quest’ultima domanda noi non sappiamo rispondere. Sicuramente però saprebbero rispondere la Procura di Firenze e Il Fatto quotidiano, che hanno sostenuto che la “Open” – Fondazione amica di Matteo Renzi – fosse in realtà un partito camuffato, e quindi che i soldi alla “Open” fossero soldi a un partito, e siccome in Italia – più o meno – è vietato finanziare un partito, i soldi alla Open sarebbero un reato. Travaglio ci sta facendo una campagna giornalistica a tappeto, su questa tesi. Tutti i giorni. Chiaro che se Travaglio avesse ragione, sarebbe un po’ difficile negare che i soldi delle lobby del tabacco a Casaleggio siano un reato fatto e finito.

Una cosa è certa: i 5 Stelle dovranno smetterla di agitare le loro campagne sulla trasparenza e l’onestà. Reato o non reato, sappiamo che loro sono la longa manus della Philip Morris in Parlamento. E non è una cosa bella. Dico per loro, non per la Philip Morris che può fare quel che crede. E sappiamo anche che i 5 Stelle sono in clamoroso conflitto di interessi. Hanno tagliato i fondi che arrivavano allo Stato dalle tasse sulle sigarette elettroniche. Tra l’altro in piena crisi Covid. Non vorrei stare nei panni di Di Maio, francamente…

 

https://video.ilriformista.it/5stellopoli-domani-sul-riformista-la-casaleggio-finanziata-dalle-lobby-delle-sigarette-OXLLjgJOYT

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.