Hanno poco da minacciare la scissione i parlamentari Cinque stelle assurti, senza gloria, al ruolo di ribelli. Che gli calza larghissimo.
Non ci si scinde da una società privata della quale si è impiegati precari. Al limite ci si licenzia. «Davide Casaleggio è un noleggiatore di seggi, un broker di posti in Parlamento. I deputati e senatori M5S fanno finta di non saperlo». Così Marco Canestrari, ex braccio destro di Gianroberto Casaleggio e conoscitore del reale funzionamento della piattaforma Rousseau attraverso la quale Casaleggio tiene appesi per le orecchie i grillini, liquida la questione della fattibilità di una scissione del partito, che è proprietà assoluta della società privata ricevuta in dono da Davide, erede unico, alla morte del padre. Talmente padrone del partito è Davide e talmente temporanei dipendenti suoi sono tutti i senatori e deputati M5S, che i parlamentari grillini nemmeno sembrano aver letto lo statuto con cui l’erede della Casaleggio associati li ha incartati. O, se l’hanno letto, non hanno capito cosa c’è scritto.

Ricorda Canestrari: «Casaleggio e i suoi pochi collaboratori stretti sono gli unici a poter gestire gli iscritti, le campagne elettorali e persino gli atti burocratici necessari alla presentazione delle liste. Lo statuto del Movimento Cinque stelle assegna in maniera esclusiva e incontestabile alla piattaforma Rousseau il compito di gestire amministrativamente e finanziariamente il partito. Tanto che il bilancio del partito non esiste. Tutti i soldi, ma proprio tutti tutti, li gestisce Rousseau, cioè Casaleggio».  Uno statuto si può cambiare, certo, non sono le Tavole della Legge. Ma Davide Casaleggio si premurò, quando lo fece firmare a Di Maio nel 2017, di prevedere una procedura farraginosa e assai complessa per eventuali future modifiche. Anche se i ribelli ci si mettessero a lavorare di fino e riuscissero a ottenere l’ok per cambiare mezza parola, alla fine qualsiasi modifica dovrebbe essere passata al vaglio del voto degli iscritti. Come? Sulla piattaforma Rousseau. «Qualsiasi modifica deve passare da uno strumento proprietà di Casaleggio e solo da lui controllabile», ricorda Canestrari. Quindi cosa vuoi scindere?

La stessa cosa vale per il Blog delle Stelle. Casaleggio ha pubblicato giorni fa uno schiaffo ai vertici del partito sul blog, canale ufficiale del sedicente movimento. Il povero Vito Crimi, in teoria il capo politico, ha dovuto utilizzare Facebook per provare a puntualizzare che Casaleggio l’ha fatto attraverso un post «il quale rappresenta una sua iniziativa, personale e arbitraria» e per tentar di dire «il fatto che il blog sia gestito dall’associazione Rousseau non autorizza il suo presidente a utilizzarla per veicolare messaggi personali». Perché il blog non è roba sua. Smentendosi così da solo. Il blog di cui Crimi rivendica l’uso ufficiale al partito non è del partito, ma dell’associazione Rousseau di cui Davide è presidente irremovibile per statuto. Solo lui per diritto ereditario può aver diritto al controllo dei dati. «L’unica cosa che non è per proprietà privata in mano a Casaleggio è il marchio – ricorda Canestrari – che è di Grillo, il quale lo concesse in uso all’associazione il cui statuto però mette Rousseau a gestire tutto».

«Ma Casaleggio si compra Grillo – dice Canestrari («lui è sempre in vendita. Lo scriva proprio così testuale: è sempre in vendita») perché è Rousseau che gli dà copertura legale, cioè gli paga le cause. Si tratta di tanti soldi che Grillo non ha alcuna intenzione di mettere di tasca sua». Eppure se i Cinque stelle non possono nemmeno respirare senza chiedere il permesso a Casaleggio che infatti può brandire la minaccia di trascinarli in tribunale, anche lui dipende da loro. Come starebbe in piedi la sua società se non arrivassero i 300 euro al mese che ciascun parlamentare è tenuto a versare e che molti hanno smesso di dargli da tempo perché, dicono loro, considerano quell’obolo una tassa illegittima pretesa da un caporale? «Non è proprio così», dice Canestrari.

«È vero che dagli iscritti al partito avrà preso in tutto mezzo milione di euro e che i parlamentari gli garantiscono invece un milione di entrate annue. Ma è vero anche che a Casaleggio basta reggere due anni. Con i soldi che gli passano i parlamentari silenti, che sono tanti, regge tranquillamente. La struttura della sua società è leggera. Ce la fa a pagare tutti. Finita la legislatura i parlamentari ribelli se ne devono andare a casa perché se c’è una cosa alla quale Casaleggio non derogherà mai è il limite dei due mandati. A quel punto sarà il momento della lunga fila di iscritti che non vedono l’ora arrivi il loro turno per candidarsi. Tra parlamentari e consiglieri regionali delle nuove infornate, anche se saranno numericamente di meno, sai quanti soldi incasserà Casaleggio… Può pensare serenamente a fare con Di Battista un M5S di opposizione, se vuole. La differenza fondamentale – per Casaleggio è la vera carta vincente – è che i suoi nemici devono per forza pensare ai prossimi due anni. Poi scadono. Lui ai prossimi dieci».