Immaginatevi cosa sarebbe successo se qualcuno avesse scoperto che uno come Berlusconi, per esempio, o uno come Renzi – ma anche come Zingaretti, o Meloni, o Salvini – avesse deciso di votare una norma ad personam a favore della principale multinazionale del tabacco mentre una fondazione legata a lui (o a lei) incassava due milioni di euro. Il finimondo. Dimissioni, incriminazioni, richieste di arresto, gogne, governi abbattuti.

Non è così? È successo invece che a votare per la lobby del tabacco son stati i 5 Stelle e i soldi li ha messi in tasca Casaleggio. E non è successo il finimondo. Come mai? Potete pensarla come volete sul populismo italiano, ma c’è un fatto che non può essere messo in discussione: i 5 Stelle ormai controllano quasi tutta la stampa italiana e gran parte delle televisioni. E tengono sotto la propria ala ed egemonia gran parte dei partiti politici. Soprattutto il Pd, naturalmente, ma non solo.

Perciò gli unici partiti che hanno chiesto conto a Di Maio son stati Fratelli d’Italia e – con meno convinzione – Forza Italia con le parole ferme di Deborah Bergamini (ma solo di Deborah Bergamini). Gli altri? Mah, certi silenzi un po’ fanno pensare. Magari pensare male. E le Procure? Figuratevi se possiamo essere noi a invocare l’intervento dei Pm. Mai. Però possiamo prendere atto del fatto che i Pm solerti, se il sospetto va contro i Cinque stelle, spesso spariscono.

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Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.