Riceviamo e pubblichiamo una lettera al direttore del dottor Francesco Imperiali.

Giugno del 2021, Macron riceve uno schiaffo da un monarchico fanatico, pochi giorni prima, qualche centinaio di chilometro più giù, Amedeo di Savoia, pretendente al trono italiano, muore con la discrezione, seppur tatuata, che l’ha sempre contraddistinto, intanto all’Ambasciata d’Italia in Francia si riceve San Gennaro – pardon, la replica del suo busto – e parte del suo tesoro doppiamente secolare – perché di secoli e perché non di chiesa – pronto ad essere omaggiato nel borgo di Loches, accolto da un patriottico grido non detto di .
‘Il Tesoro è laico, da sempre custodito dai rappresentanti dei Sedili, espressione dei Nobili che governavano la città di Napoli’ rimbomba la sentenza con un accento italiano tradito dagli anni francesi, riflettono gli astanti e anche gli specchi dei saloni impero che rendono fieri l’italico osservatore di quanto bene si racconti la madre patria all’estero: l’erba del vicino è sempre più verde anche quando il vicino è casa propria, touché.

Arreda qualche porcellane di ferdinandea memoria e chiavarine veneziane indorate con le maschere del teatro: Pulcinella c’è, mi posso sedere, l’Italia è unita, continuate pure.
Le parole introducono il rappresentante della Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro, l’Avvocato Riccardo Imperiali (dei Principi) di Francavilla, il quale subito si scermisce ‘siamo custodi di una tradizione di classi altrimenti ormai anacronistiche’, ma il disegno mal si compie se a rispondergli arriva un rispettoso ‘grazie, Marchese’. È il paradosso della storia: non esiste fintanto che c’è! È Napoli che si esprime ancora una volta in tutta sé stessa, regina del caos, pare governare gli antefatti, insegna come sempre a far convivere le contraddizioni e le incoerenze in un tempo sospeso in cui c’è spazio per tutti.

Il passato è un’epoca finita -dicono- in ogni caso va vissuto per quello che è: senza avversioni, rivendicazioni o peggio intolleranze, siano invece sempre salve le tradizioni!
Gli schiaffi lasciamoli ai villani dei film da non imitare, ai buffi preferiamo il (mistero) buffo, un sempreverde per chi vuole saper raccontare.
La faccia arrossisca solo per timore della bellezza – Stendhal apprezzerà – altrimenti lasciamola bianca che è più chic, o abbronzata al sole dei panorami nostrani.
Di facciagialla lasciamone una, l’unico a cui ha senso chiedere che gli si ribollisca il sangue.