Il rapporto con il medico di famiglia è fondamentale nel caso in cui una persona dovesse contrarre il coronavirus. È lui la figura che meglio può indirizzare i pazienti, consigliare e metterli in contatto con le ASL per meglio gestire la pandemia. Sono tantissime le persone infatti che hanno contratto il virus ma che possono gestirlo serenamente a casa, senza dover ricorrere al ricovero ospedaliero. La Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Lombardia, ha stilato un pratico vademecum per gestire il coronavirus anche in casa. Si tratta di una serie di consigli, ma bisogna sempre ricorrere al proprio medico di famiglia affinchè la terapia sia davvero efficace.

COSA FARE ALLA COMPARSA DEI PRIMI SINTOMI – È fondamentale il raggiungimento di una diagnosi definitiva nel minor tempo possibile. È consigliato l’utilizzo del metodo diagnostico che fornisca un risultato attendibile nel minor tempo possibile. In particolare, in condizioni di elevata circolazione virale la performance del test antigenico rapido su tampone nasofaringeo è ritenuta accettabile.

COSA FARE SE IL TAMPONE È POSITIVO O ELEVATO SOSPETTO – È necessario fare approfondimenti diagnostici nel paziente con infezione accertata o con elevato sospetto nonostante il tampone sia negativo.

• Nel caso di elevato sospetto clinico e tampone antigenico rapido negativo esecuzione di tampone molecolare nasofaringeo
• In caso di paziente con sintomatologia persistente (>5 giorni) o valutato ad elevata probabilità di progressione clinica (criteri CDC Età >50 anni, BMI >30, Neoplasia,Insufficienza renale cronica, BPCO, Immunosoppressione iatrogena per trapianto d’organo solido, Cardiomiopatia (coronaropatia e/o scompenso cardiaco), Anemia falciforme, Diabete Mellito di tipo 2)4 esecuzione di ulteriori accertamenti ematochimici comprensivi di emocromo+formula, creatinina, ALT, PCR, D-dimero e LDH (molto bassa, debole)
• Monitoraggio quotidiano della saturimetria percutanea ove disponibile
• Nel soggetto con sospetta polmonite in base alla valutazione clinica/telefonica o in caso di riscontro di dispnea soggettiva o SO2 <94% valutazione quanto prima ove disponibile presso Hot spot COVID per esecuzione di ecografia torace.

TRATTAMENTO DEI SINTOMI – Utilizzare il paracetamolo nel trattamento della febbre (fino a 3g/die, divisi in 3 dosi, ad almeno 6 ore di distanza). È importante bere molto per idratarsi per via orale se non controindicata. Si possono utilizzare sedativi per la tosse al bisogno (se interferenza con il sonno). Tosse e dispnea potrebbero migliorare con l’auto-pronazione. In caso di diarrea evitare trattamenti che riducano la motilità intestinale e supportare con idratazione orale. Ricordare l’importanza di una corretta alimentazione. L’eventuale utilizzo di antibiotici deve sempre essere necessariamente prescritta dal medico di famiglia. L’Azitromicina è spesso utilizzata, non tanto per la sovrainfezione batterica ma per le sue proprietà antinfiammatorie. Altro antibiotico utilizzato di frequente è l’Augumentin. I positivi asintomatici invece non devono assumere nessun farmaco ma semplicemente rispettare l’isolamento domiciliare.

OSSIGENOTERAPIA DOMICILIARE – È necessario valutare caso per caso la possibilità in soggetti con bassa probabilità di progressione di malattia la prescrizione di ossigenoterapia domiciliare in caso di SO2 <94% preferibilmente dove disponibile dopo appropriata valutazione presso Hot spot. In caso di impostazione di terapia di supporto con ossigeno domiciliare è consigliato di incrementare il monitoraggio del paziente con almeno 2 contatti giornalieri.

IMPORTANZA DELLA VACCINAZIONE ANTINFLUENZALE – La vaccinazione antinfluenzale ha dimostrato di ridurre la mortalità e le ospedalizzazioni nei soggetti di età > 65 anni22. La vaccinazione antinfluenzale è pertanto fortemente raccomandata in tutti i soggetti di età superiore ai 60 anni o appartenenti a categorie inserite nel piano nazionale vaccinazione antinfluenzale 2020-202123. La vaccinazione antipneumococcica ove non ancora effettuata è fortemente consigliata nei soggetti di età uguale o superiore a 65 anni ovvero nei soggetti con condizioni cliniche che rientrino nel piano nazionale vaccinale24. Le vaccinazioni antinfluenzale e antipneumococcica possono essere somministrate in sicurezza una volta raggiunta una stabilità clinica superata la fase acuta di malattia24.