«Non c’è alcuna speranza con il giudice amministrativo, bisogna mettersi l’anima in pace», afferma Maria Rosaria Sodano, ex giudice della Corte d’Appello di Milano, commentando la sentenza del Tar del Lazio che questa settimana (come riportato ieri sul Riformista) ha respinto i ricorsi presentati da alcuni candidati che erano stati bocciati alle prove scritte per l’ultimo concorso per magistrato ordinario. I bocciati avevano chiesto in visione gli elaborati che erano stati valutati positivamente dalla Commissione esaminatrice ed avevano scoperto che molti presentavano gravi errori di diritto e diverse indicazioni grafiche che potevano essere interpretate come simboli identificativi. Il Tar, però, aveva ritenuto che la valutazione della Commissione “per quanto opinabile, non appare palesemente irragionevole, immotivata o disancorata dai criteri predisposti” per la correzione.

In pensione dal 2018, la dottoressa Sodano ha aperto l’anno scorso un sito di formazione ed informazione, “tutormagistralis.it”, per i laureati in giurisprudenza che vogliono partecipare al concorso in magistratura. «Quando ero in servizio – esordisce la dottoressa Sodano – venni incaricata dal Csm di occuparmi della formazione decentrata della Scuola superiore della magistratura. Organizzavo i corsi di formazione per i “tirocinanti”, i giovani particolarmente meritevoli posti in affiancamento ai giudici per acquisire formazione teorico–pratica, propedeutica all’accesso alle professioni legali». «Dismessa la toga – prosegue – ho deciso di dedicarmi all’attività di tutor, finalizzata all’acquisizione di un metodo di studio consapevole e ragionato per chi intenda fare il concorso in magistratura». Nel far west che contraddistingue i corsi per aspiranti toghe, quello della dottoressa Sodano è completamente gratuito.

Dottoressa Sodano, il Tar ha respinto i ricorsi dei bocciati.
Ho visto. Ed il mese scorso una sentenza del Consiglio di Stato ha sconfessato il Tar del Lazio a proposito del concorso dell’anno precedente. Due bocciati avevano avuto ragione dal Tar, ottenendo la ricorrezione dell’elaborato. Poi, però, il Ministero della Giustizia aveva fatto appello….

Potrebbe essere questo il motivo per il quale il ministro Alfonso Bonafede, rispondendo alla Camera all’interrogazione presentata dall’onorevole Pierantonio Zanettin sull’ultimo concorso, aveva invitato i bocciati a rivolgersi al giudice amministrativo?
(Sorride)

Il ministro comunque era stato categorico, dicendo che non aveva alcun potere.
Guardi, bisogna essere chiari senza girarci tanto intorno. Annullare il concorso per magistrato per via giudiziaria è una responsabilità troppo grande. Anche per il giudice amministrativo. Sarebbe qualcosa di clamoroso che passerebbe alla storia.

Allora non c’è soluzione?
No, la soluzione ci sarebbe.

Quale?
È nelle mani di Bonafede. Lui ha “l’alta vigilanza” sul concorso in magistratura, può intervenire ogni qualvolta lo ritenga opportuno ed ha facoltà di annullare gli esami nei quali siano avvenute irregolarità.

Comunque i ricorrenti chiedevano solo una nuova correzione dei propri temi. Chi è stato promosso sulla base dei temi che abbiamo pubblicato nelle scorse settimane, infarciti di errori di ogni genere, rimane al suo posto?
Esatto.

Il giudice Antonio Esposito, in un recente articolo sul Fatto Quotidiano, ha puntato il dito sulle modalità di composizione delle Commissioni esaminatrici.
Il giudice Esposito ha ragione.

Spieghiamo.
Un tempo le Commissioni erano composte quasi esclusivamente da magistrati di Cassazione. Il livello era altissimo. Anche perché in Cassazione arrivavano solo i meritevoli alla fine della carriera. Si faceva il concorso per andare in Cassazione.

Adesso? Con il sistema “Palamara”, quello del mercato delle nomine per intenderci?
In Cassazione è entrato chiunque.

Quindi chi c’è in queste Commissioni?
Adesso ci sono magistrati con poca esperienza e che hanno fatto nella loro vita, ad esempio, solo civile o penale e che devono correggere temi su argomenti che non hanno mai affrontato.

L’Anm, ha detto sempre Esposito, ha avallato questo “nuovo” modo di comporre le Commissioni. Ricordiamo che i nomi dei componenti delle Commissioni sono proposti dal Csm. Poi il ministro provvede ad approvarli.
L’Anm ha su questo aspetto il classico approccio del sindacato di categoria. Punta ad avere il maggior numero di magistrati possibile e quindi di iscritti.

Più siamo e meglio è?
Sì. È così. Ma è anche comprensibile che un sindacato spinga sulla quantità più che sulla qualità.

Il sistema della formazione, insomma, andrebbe riformato? Da dove iniziare?
Si dovrebbe partire dalla Scuola superiore della magistratura. Adesso è un carrozzone dove le correnti decidono chi mandare.