Leader senza partito, o quasi. Giuseppe Conte è sempre più in difficoltà come ‘segretario’ del Movimento 5 Stelle, come dimostrato nelle ultime settimane dal voto per il capogruppo al Senato, col suo candidato Ettore Licheri costretto di fatto a ritirarsi dopo una profonda spaccatura tra gli eletti e la nomina di una ‘fedelissima di Luigi Di Maio, o con la débâcle sulle nomine Rai, dove i pentastellati hanno ‘perso’ il Tg1, passato da Giuseppe Carboni (in ‘quota’ M5S) a Monica Maggioni, profilo molto distante dai grillini.

A dare una nuova ‘mazzata’ all’avvocato di Volturara Appula è Vincenzo Spadafora, ex ministro e deputato del Movimento, molto vicino a Luigi Di Maio. In una intervista a Repubblica l’ex ministro dello Sport va all’attacco sul diktat contiano alle apparizioni di esponenti pentastellati in Rai dopo l’esclusione dalla lottizzazione.

Spadafora doveva essere domenica da Lucia Annunziata a Mezz’ora in più, su Raitre. “Rispetto l’indicazione. Ma chiedo: quando finirà la protesta? Una volta ottenuto cosa? Ecco, vorrei un confronto su questo con Conte, nei gruppi parlamentari”, spiega Spadafora.

Secondo Spadafora infatti “è evidente che ci sia la volontà di oscurare chi ha posizioni dialettiche rispetto alla linea ufficiale. Ma resto dell’idea che la forza del M5S sia sempre stata quella di contare su personalità diverse, unite dall’obiettivo di far crescere il Movimento”.

L’ex ministro boccia quindi la mossa di Conte sulla Rai, che definisce in realtà un boomerang per il M5S: “Primo: si è ammesso che, se ci avessero accontentati, avremmo accettato. Secondo: si è ammesso di non essere riusciti ad interloquire con l’AD della Rai, né attraverso il consigliere di amministrazione che Conte ci ha chiesto di votare, né attraverso le persone che Conte ha incaricato per la trattativa. A certi tavoli, io dico: o ci si sa stare, o è meglio non sedersi”.

Ma le parole più dure nei confronti dell’ex premier Spadafora le riserva in merito al dualismo Conte-Di Maio e alla possibilità che questo possa aver danneggiato il Movimento: “Far ricadere la colpa su Di Maio conferma una enorme debolezza del leader. Che diventa debolezza di tutti”.

Spadafora che poi prova ad indicare al leader pentastellato la rotta da seguire per tenere insieme un partito sempre più spaccato e diviso, che a febbraio dovrà dare ulteriore prova di compattezza nel voto per il Quirinale: “Dovrebbe ascoltare chi la pensa diversamente. Non è più a Palazzo Chigi, guidare un partito significa coinvolgere, prima di decidere. Chi gli ha consigliato di esautorare Crippa, o gli ha detto che al Senato poteva stare sereno, gli ha fatto un danno”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia