L’accordo sulle nomine Rai del nuovo amministratore delegato Carlo Fuortes, dopo una lunga notte di trattative, è stato trovato questa mattina. “Fuortes non libera la Rai dalla politica ma ha scelto di esautorare una forza politica come il M5s: siamo alla degenerazione del sistema e per questo il M5s non farà più sentire la sua voce sui canali del servizio pubblico“, ha criticato il presidente M5s Giuseppe Conte in una dichiarazione alla stampa. “L’amministratore delegato della Rai Fuortes poteva scegliere come affrontare le nomine. Ha scelto di sottrarsi a qualsiasi confronto nelle sedi istituzionali, ha rinviato dapprima l’incontro richiesto nei giorni scorsi dal Cda e poi ha anche rinviato la convocazione già programmata davanti alla commissione di Vigilanza”, ha aggiunto.

Per confermare i soliti nomi non c’era bisogno del Governo Draghi, dice Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva e segretario della Commissione di Vigilanza Rai, “bastava il Governo Conte. Buona parte dei nominati di oggi sono conferme del governo gialloverde e questo la dice lunga sulla presunta carica innovativa di questo Ad. Dopo aver assistito per 3 anni a multe Agcom senza precedenti, violazioni incredibili, errori, umiliazioni della deontologia professionale, era lecito attendersi non una rivoluzione ma almeno un serio cambiamento”.

I nuovi direttori “pur senza nulla togliere ai loro curricula in alcuni casi di alto livello, non rappresentano certamente una novità, e addirittura si porranno anche casi complessi come quelli di Monica Maggioni. Ora la sua trasmissione su Rai1, che ha rappresentato un esempio di informazione da servizio pubblico senza necessariamente andare dietro agli ascolti, che fine farà? In generale siamo ai soliti direttori che da anni monopolizzano tutte le nomine, come se all’interno dell’azienda non esistessero altri giornalisti in grado di ricoprire ruoli apicali. Non una parola sui criteri di scelta, su eventuali selezioni di nomi, sui curricula: insomma l’ennesima lottizzazione”.

“Se invece di lottizzare – conclude Anzaldi – avesse accolto l’ipotesi di Italia Viva di nominare un giornalista a fine carriera, un direttore di garanzia, poteva entrare nella storia. Per le nomine dei telegiornali avevamo chiesto direttori di garanzia, professionisti inattaccabili, dei notai dell’informazione sul modello della presidenza Draghi, ma Fuortes ha deciso di fare l’esatto opposto”.

La rabbia dell’ex premier: “Unici esclusi, non andremo più in Rai”

Le parole più dure arrivano però da Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle convoca una conferenza stampa con lo stato maggiore pentastellato per attaccare di fatto il mancato coinvolgimento nella “lottizzazione” in Rai, dimenticando in pochi anni la battaglia per una Rai libera dai partiti.

Tutto dimenticato oggi, dopo le nomine che scontentano i grillini. Così Conte attacca l’AD Fuortes: “Ha scelto di sottrarsi a qualsiasi confronto nelle sedi istituzionali: ha rinviato l’incontro richiesto nei giorni scorsi dai consiglieri di amministrazione Rai e ha rinviato la convocazione già programmata davanti alla Commissione di Vigilanza Rai”. Quanto al merito delle scelte, continua l’ex premier, “Fuortes poteva affidarsi a vari criteri: ha scelto di continuare ad applicare la vecchia logica che prevede di tenere conto delle istanze delle varie forze politiche. Nell’applicare questo criterio ha però scelto di escludere, fra tutte le forze dell’arco parlamentare, unicamente il Movimento 5 Stelle, partito di maggioranza relativa grazie a 11 milioni di elettori. Ci chiediamo che ruolo abbia giocato il governo in tutto questo”.

Quindi l’ex premier abbozza un ‘mea culpa’ per la precedente stagione gialloverde della tv pubblica: “Le logiche che da tempo guidano il servizio pubblico non ci piacciono, non ci sono mai piaciute. Si chiama lottizzazione politica. Anche noi ci siamo ritrovati prigionieri di questo sistema che abbiamo denunciato molte volte, ma non abbiamo numeri sufficienti per modificarlo come abbiamo già proposto: un nostro disegno di legge è stato incardinato in Commissione in Senato, per intervenire sulla governance della Rai e liberarla finalmente dall’influenza della politica”.

Quindi il ‘coup de théâtre’ finale dell’ex premier, che dopo aver denunciato come Fortes abbia “ucciso qualsiasi parvenza di pluralismo” portando alla “definitiva degenerazione del sistema”, annuncia che da oggi “il Movimento 5 Stelle non farà sentire la sua voce nei canali del servizio pubblico, ma altrove. E continueremo questa battaglia chiedendo il sostegno di tutti i cittadini”.

Renzi contro Conte: “Un anno fa le veline al Tg1, oggi l’addio alla Rai”

Contro l’uscita di Conte ha ‘gioco facile’ Matteo Renzi. Il numero uno di Italia Viva, proseguendo l’infinito scontro tra ex premier, sfrutta le parole del leader pentastellato per attaccare

“La posizione grillina sulla Rai dimostra che non c’è bisogno di piani segreti per distruggere i Cinque Stelle: basta lasciar fare a Giuseppe Conte – scrive sui social Renzi -. Fa tutto da solo. Un anno fa mandava veline e immagini al Tg1, oggi annuncia che non andranno più in TV. È stato bello, grazie di tutto. In momenti come questi, un pensiero ritorna alla mente: sì, ne valeva la pena”, sottolinea facendo riferimento ovviamente alla ‘manovra’ che ha portato a Palazzo Chigi Mario Draghi.

Riccardo Annibali