Da ogni parte d’Italia i medici invocano il lockdown generale in tutta Italia e nel governo cresce la preoccupazione. Se la curva di contagi non dovesse flettere verso il basso il Governo potrebbe decidere per un nuovo Dpcm più rigoroso. L’ipotesi potrebbe essere addirittura quella del lockdown in tutta Italia. Una decisione che potrebbe arrivare il 15 novembre, con lo scadere del Dpcm in vigore.

Il lockdown preoccupa comunque il Governo che sta cercando di scongiurarlo, ben consapevole dei rischi che una scelta di questo tipo comporterebbe. Ma se da una parte alcuni ministri come Franceschini e Speranza spingono per una stretta, il premier Giuseppe Conte continua a ribadire che la scelta è da evitare: “Non possiamo scardinare il meccanismo scientifico delle zone rosse, arancioni e gialle — è il suo ragionamento nelle riunioni riservate —Dobbiamo aspettare gli effetti delle misure. Ci siamo dati un metodo scientifico e non possiamo metterlo in discussione sull’onda dell’emotività”, avrebbe detto durante le riunioni, come riportato dal Corriere della Sera.

Dunque si aspetta di vedere, dati alla mano, i risultati di questa nuova organizzazione. Ogni giorno si tengono d’occhio i numeri e i risultati dei nuovi contagi, ma soprattutto i dati della pressione sugli ospedali. Bisognerà attendere il 15 novembre per capire se il coprifuoco alle 22, l’obbligatorietà delle mascherine e la divisione dell’Italia in zone rosse, arancioni e gialle ha avuto i suoi effetti.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, gli esperti avvertono: “La percentuale tra tamponi e positivi segna 17,2 %, in rialzo rispetto al 16,1% di ieri, ma in linea con quanto previsto dalle nostre curve da cui si attende un inizio di crescita più debole (ma sempre crescita) entro il 9 novembre. Dal 15 novembre ci potrebbe essere la vera decrescita laddove si verificassero gli effetti benefici degli ultimi Dpcm”. Già il 3 novembre era stato evidenziato che “i nuovi positivi continueranno a crescere fino al 6-8 novembre fino a valori compresi tra 37.000 e 44.100, con un valore mediano di circa 41.000, prima di iniziare una lenta discesa”. Se la curva dei contagi non decrescerà potrebbero essere introdotte nuove strette sulla scia di quelle già attuate.

E già sono entrate in zona arancione Abruzzo, Umbria, Basilicata, Liguria e Toscana. E intanto si attendere di conoscere le sorti della Campania, il caso nazionale emblematico. I fari sono accesi sulle regioni a rischio come quella guidata da Vincenzo De Luca. Per ricontrollare i dati e i bollettini trasmessi dalla Regione, il ministero della Salute ha inviato i carabinieri del Nas in Campania. Una procedura che si è deciso di adottare in tutti gli altri casi in evidente “criticità”. Oggi il presidente De Luca dovrebbe accettare che la sua regione passi in fascia arancione, se non addirittura rossa.

Redazione