La Borsa lunedì 9 marzo apre con una profonda crisi. Complice l’esplosione de coronavirus in Italia e in Europa e anche la guerra del petrolio aperta dal mancato accordo tra Opec e Russia sui tagli alla produzione di greggio per sostenere il prezzo del barile. Piazza Affari parte con -10,6%, mentre lo spread tra Btp e Bund tedeschi schizza a 220 punti. Dalla chiusura sotto i 180 di venerdì sera è calato sotto 210. Il rendimento del decennale raggiunge l’1,3%.

La corsa al ribasso non si ferma e a metà giornata il Ftse Mib cede l’11,19% a 18.473,23 punti. Lo spread btp/bond vola oltre i 200 punti. Male anche i mercati asiatici: Tokyo ha perso in chiusura oltre il 5%, Shanghai oltre il 2%. Il prezzo del petrolio crolla fino al 33%, ai minimi dal 1991. Vola invece l’oro bene rifugio, ai massimi dal 2012.

In un messaggio il Tesoro cerca di rasserenare il clima dichiarando che si impegnerà “affinché venga approntato in tempi rapidi un pacchetto di misure dell’Unione Europea in coordinamento con l’intera comunità internazionale”. Dei quaranta titoli che compongono il Ftse Mib, il listino principale della Borsa di Milano, solo Tenaris non riesce ancora ad entrare in contrattazione, per gli altri – molti quelli sospesi in asta di volatilità – fioccano invece i ribassi in doppia cifra percentuale, con Eni e Saipem che perdono oltre 20 punti. Nel resto d’Europa, Francoforte cede il 7%, Londra l’8,45% e Parigi cede il 6,42%.

Dopo una minima stabilizzazione, il petrolio ha visto le quotazioni crollare di nuovo sui mercati asiatici: il barile di greggio Wti – la qualità americana – ha scontato un ribasso fino al 33 per cento. Una mazzata che non si vedeva dal 1991, ai tempi della Guerra del Golfo, che l’ha portato a vedere quota 27,3 dollari al barile: minimi dal 2016. I rendimenti dei titoli di Stato americani crollano con la fuga ai beni rifugio innescata dal crollo delle borse per il coronavirus. I rendimenti sui Treasury a 10 anni calano allo 0,5% per la prima volta nella storia, quelli sui Treasury a 30 anni affondano sotto l’1%, anche in questo caso è la prima volta. I future sui listini di Wall Street accentuano le perdite. Quelli sullo S&P 500 arrivano a perdere il 5%, mentre quelli sul Dow Jones perdono 1.119 punti.

All’apertura invece Wall Street segna subito il calo-limite del 7% e le contrattazioni vengono sospese per quindici minuti, una misura che non scattava dalla crisi Lehmann Brothers. I listini hanno quindi ripreso in profondo rosso, ma con numeri meno negativi: il Dow Jones perde il 4,9% e il Nasdaq il 4,3%.