Quando il vicepresidente della Croce Rossa Cinese, Yang Huichuan, è arrivato in Italia per dare il suo apporto alla lotta contro il coronavirus, si è stupito subito del fatto che molte persone, anche nelle aree più colpite, non indossassero la mascherina. Si tratta anche di una questione culturale: in certi paesi asiatici l’uso di tali dispositivi è quasi paragonabile a quello di un capo di abbigliamento, come osserva El Paìs. L’emergenza coronavirus ha comunque messo al centro della vita di tutti i giorni, anche in Occidente, questo oggetto. Sul quale si continua a ragionare: l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sta infatti pensando di cambiare le sue linee guida di utilizzo in merito.

“Studiamo le nuove evidenze scientifiche e, qualora fosse necessario, siamo pronti a cambiare le linee guida”, ha dichiarato alla Bbc David Heymann, responsabile del panel che si occupa delle mascherine presso l’Oms. Per il momento a doverle usare, secondo le indicazioni dell’Organizzazione, sono i contagiati e coloro che mostrano sintomi, come tosse o starnuti. Le persone non malate devono indossarle se sono a contatto o si prendono cura degli infetti. L’Oms ha precisato anche che l’uso delle mascherine è efficace se ci si lava spesso le mani con sapone o con una soluzione idroalcolica. E se vengono maneggiate, mettendole e togliendole, con cura e attenzione.

Dei risultati scientifici potrebbero tuttavia portare a una modifica di tali norme. In uno studio pubblicato sul sito medRxviv, alcuni ricercatori sostenevano come il virus potesse rimanere in aria fino a tre ore e fino a due o tre giorni sulle superfici di acciaio o plastica. Uno studio del New England Journal of Medecine del 17 marzo dimostrava che il virus può resistere in aerosol (sospeso nell’aria) per circa tre ore. Il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Cambridge, negli Stati Uniti, ha misurato gli effetti della tosse e degli starnuti. La ricerca, condotta dalla scienziata Lydia Bourouiba, ha scoperto che la tosse può proiettare goccioline di liquido fino a sei metri di distanza, gli starnuti fino a otto metri. Le goccioline di saliva sono tra i principali vettori del Covid-19. E l’epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) Paolo D’Ancona ha spiegato a Repubblica che il virus potrebbe disperdersi nell’aria anche tramite aerosol, ovvero come sospensione nell’aria, e quindi raggiungere distanze maggiori rispetto alle sfere di saliva. Un rischio soprattutto per gli ospedali con molti pazienti sottoposti a ventilazione meccanica.

Quindi potrebbero subire delle modifiche sia la definizione di “distanza di sicurezza”, riconosciuta a un metro o due metri a seconda dei paesi, per precauzione contro il contagio che le norme di uso delle mascherine. Le quali potrebbero rivelarsi utili soprattutto al chiuso, per esempio in ambito lavorativo, dove non è possibile rispettare una distanza di sicurezza. Sull’uso di questi dispositivi, ovviamente, incide molto anche la loro disponibilità. O penuria. Sui Huang, ricercatore dell’Institute for Systems Biology americano, ha scritto recentemente su Medium a proposito: “La raccomandazione ufficiale degli Stati Uniti (e in altri paesi occidentali) di non usare le mascherine è stata motivata dalla necessità di destinarle agli operatori sanitari. Non c’è evidenza scientifica per dire che ‘non sono efficaci’. Al contrario, in vista dell’obiettivo acclarato di abbassare la curva, qualsiasi riduzione, anche se parziale, della trasmissione è benvenuta, anche quella che offrono le mascherine chirurgiche semplici o quelle che non aggiungono un problema addizionale nella fase di distribuzione”.

Le mascherine chirurgiche, senza filtro, sono utili soprattutto per non far passare le goccioline di saliva. Quelle con il filtro (FFP2 ed FFP3) sono efficaci anche per proteggere il sistema respiratorio, ma sono consigliate soprattutto chi deve prendersi cura dei contagiati. Nel frattempo anche l’amministrazione americana ha consigliato l’uso delle mascherine. Il sindaco di New York Bill De Blasio ha suggerito di coprirsi in tutti i modi, anche con “una sciarpa, una bandana fatta in casa”. La Corea del Sud le aveva già raccomandate anche al chiuso, Honk Kong soprattutto sui mezzi pubblici, in Austria sono obbligatorie nei supermercati. Quasi certamente diventeranno sempre di più parte della quotidianità, anche quando il lockdown sarà finito. Probabile dunque che anche l’Oms decida di modificare le sue linee guida. Resta comunque in molti Paesi il problema della loro disponibilità. In Italia l’Istituto Superiore di Sanità sta testando i prodotti di 40 aziende italiane.