“Sono un medico, io non posso ma tu resta a casa”. Napoli piange il suo primo medico di base. Tra le vittime 63 vittime (per un totale di 1194 contagiati) in Campania dal Coronavirus c’è anche il primo medico di base partenopeo. Si chiamava Gaetano Autore, 69 anni, e utilizzava quello slogan durante l’emergenza covid-19 per invitare pazienti, e più in generale cittadini, a restare a casa.

Ha lavorato fino alla scorsa settimana poi le sue condizioni di salute si sono aggravate e, in seguito al tampone effettuato, è stata riscontrata la positività al Coronavirus. Era ricoverato all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli. Gaetano, per gli amici Nino, viveva a Pozzuoli (Napoli) ma aveva il suo studio nel quartiere Vomero.

Struggente il ricordo della figlia Cristina, giornalista che vive e lavora a Roma da anni: “Ciao papà, hai messo la salute degli altri prima della tua. Hai continuato a lavorare come medico di famiglia fino all’ultimo, la tua passione più grande. Così come mi hai insegnato a vivere e come mi hai permesso di fare sempre, supportandomi sempre negli studi e nella carriera. Il virus ti ha portato via da noi in una settimana, senza darci il tempo di capire, realizzare. Io ero lontana e non ti vedevo da tanto a Roma per lavoro. Mi mancherai sempre e ogni giorno perché avevamo un rapporto simbiotico, unico e speciale: puro amore”.

A ricordare il dottor Autore anche l’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate” che sulla propria pagina Facebook pubblica la foto e ricorda il grande impegno in “prima linea” del professionista. “Ha dato tutto per la sua professione” si legge.

“Assurdo che ai medici di medicina generale non siano fornite mascherine e guanti” ammonisce Barbara Preziosi di Italia Viva. “Sono appena stata informata del fatto che anche i medici di Famiglia di Napoli hanno iniziato a pagare un altissimo tributo. Alla famiglia del dottor Autore va il nostro abbraccio sincero. Ancora una volta mi trovo a denunciare l’assurdità di una situazione nella quale i nostri medici di medicina generale sono ignorati dalle autorità sanitarie, che non forniscono loro le dovute protezioni individuali. Mascherine e guanti sarebbero l’equipaggiamento minimo per sostenere chi mette a rischio la propria vita al servizio della salute pubblica. Senza considerare che proteggere i medici di famiglia dal contagio significa anche proteggere i cittadini e frenare la catena del contagio”.