Chi per 20 giorni, chi per oltre un mese ha dovuto combattere con mezzi di fortuna quella che oggi è diventata una pandemia. Medici, infermieri, operatori socio sanitari, personale del 118 e della Croce Rosse sono in prima linea contro il Coronavirus ma con mezzi di fortuna, attrezzature inadeguate per lavorare in sicurezza ed evitare di essere contagiati e, di conseguenza, di infettare i propri cari quelle poche volte che tornano a casa.

In queste settimane siamo stati abituati a vederli dormire a terra, sulle scrivanie, in auto, in condizioni sempre precarie, sempre in trincea a combattere una guerra quasi come dei kamikaze.

Non c’è nulla di romanzato in tutto questo. Basta vedere le fotografie delle mascherine, pardon, fazzolettini, che buona parte di loro ha avuto a disposizione lungo tutta la Pensisola. In tanti si sono ammalati, qualcuno lotta in un letto d’ospedale per sopravvivere, altri sono fuorigioco e in isolamento a casa, impossibilitati a dare il proprio contributo alla causa.

Adesso, a un mese di distanza, potrebbero presto avere, tutti, attrezzature adeguate per affrontare l’emergenza. Nel frattempo però sono state numerose le denunce, sia dei sindacati che degli stessi professionisti, alcune delle quali diventate virali in rete.

IL MEDICO DI AOSTA – Una testimonianza è il filmato del medico del pronto soccorso dell’ospedale Parini di Aosta che protesta per la mascherina fornitagli lunedì scorso. “Pensate po’, un banale fazzoletto che improvvisamente assurge a presidio medico di protezione. Ringrazio fervidamente chi ha avuto questa brillante idea” spiega ma “con questa splendida idea hai voluto firmare la nostra condanna, la condanna di medici, sanitari e personale parasanitario, che in questo momento difficile sta affrontando un problema serio e mette a repentaglio la propria vita per gli altri. Ti stai approfittando del nostro senso del dovere, della nostra passione, che mettiamo ogni giorno nella nostra professione. Ci ripaghi così, con questa roba qui. Se ci riesci usala, per te che hai avuto l’idea, per la tua igiene intima. Io preferisco lavorare senza”.

L’ASSOCIAZIONE NAPOLETANA – Altra denuncia arriva dall’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate”, da anni in prima linea a Napoli contro la violenza sul personale sanitario. “Sono in distribuzione le nuove mascherine per il personale sanitario, le famigerate “swiffer” (chiamate così per la somiglianza con gli stracci per la polvere) . Qualche collega ha provato, con apposito spruzzino, a bagnarle simulando uno starnuto di un potenziale paziente infetto ed il risultato è stato imbarazzante; si sono attaccate in faccia. A nostro avviso, che abbiamo l’arduo compito di fare i “developers” (ahimè sulla nostra pelle) questo presidio è inutilizzabile. Di certo usarle per la nostra (personale sanitario ) e vostra incolumità è un reale pericolo! Aldilà di tutto………Meritiamo di più”.