Come il ministro della Salute, anche il vice Pierpaolo Sileri apre alla quarantena da sette giorni che la Francia sta valutando per incentivare la popolazione a rispettarla. L’ipotesi, che va contro le linee guida dell’Oms, è stata definita da Sileri “un buon compromesso”, con una settimana di quarantena “e poi fare il tampone”.

La rinnovata apertura è arrivata ai microfoni della trasmissione ‘L’Italia s’è desta‘, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus. Sul ritorno a scuola, Sileri ha spiegato che “tutti i protocolli, ciò che è stato veicolato dal Cts deriva dal Ministero della Salute, ciò che viene organizzato in termini di prevenzione e sorveglianza”. E ha aggiunto: “Quest’ultima è la parte più importante. Tutto ciò che verrà da adesso fa parte della sorveglianza. Garantire tampone rapido, contact tracing adeguato, un’eventuale quarantena e poi una ripresa dell’attività. E’ necessaria una sorveglianza accurata che non consenta di farci cadere di nuovo nella situazione di emergenza che abbiamo osservato mesi fa, anche se non credo ci sarà una seconda ondata come l’abbiamo vissuta a febbraio e marzo. L’impegno del nostro sistema sanitario nazionale al momento è molto basso perché i dati sono bassi e finché la situazione è questa è sotto controllo”.

Quanto al vaccino, Sileri si dice “ottima” ma anche “realista”, e perché questo sottolinea che “non vi sarà prima della metà del prossimo anno”. Per il viceministro grillino “il prossimo anno avremo ancora la necessità di doverci proteggere, con un’abitudine alla misure di sicurezza che stiamo osservando”. Sileri però non crede che “ci sarà una seconda ondata come l’abbiamo vissuta a febbraio e marzo. L’impegno del nostro SSN al momento è molto basso perché i dati sono bassi e finchè la situazione è questa è sotto controllo. Per una normalità assoluta servirà del tempo, anche io vorrei vedere discoteche aperte e stadi pieni, però dobbiamo aspettare ancora un po’“.

La normalità si avrà, secondo il viceministro “o quando il virus, motu proprio, dovesse mutare in una forma per noi favorevole, magari tramutandosi in un virus che dà solo raffreddore e niente di più, oppure quando raggiungeremo un’immunità di gregge. Ma è chiaro che, coi numeri che abbiamo, circa 1.500 positivi al giorno, per un’immunità di gregge servirebbe troppo tempo e quindi rimane la chance del vaccino, un’immunità di gregge acquisita mediante vaccini”.

Quel che è certo, continua Sileri, è che “serviranno molti mesi e io credo che il prossimo anno staremo ancora proteggendoci. L’abitudine alle protezioni sarà la nuova normalità. Non dimentichiamoci che questo è un virus che colpisce in maniera severa i nostri anziani e coloro che hanno problemi di salute preesistenti ed è loro che dobbiamo difendere per primi. Credo che finché il virus circola, anche poco come adesso, dovremo continuare con la mascherina e il resto. Non dobbiamo abbassare la guardia. Per la normalità assoluta servirà del tempo. Anche io vorrei vedere le discoteche aperte, anche io vorrei rivedere tutti i locali aperti e gli stadi pieni, ma dobbiamo ancora aspettare un po’. Ora stiamo andando nella direzione della normalità in convivenza con il virus”.