Il vaccino realizzato in Russia non convince. E non convincono i risultati soddisfacenti pubblicati e rilanciati la settimana scorsa dai media internazionali. Alle critiche immediate sul prodotto si sono infatti aggiunte quelle di un gruppo di scienziati da Italia, Germania, Francia, Stati Uniti e Giappone che sta mettendo in discussione i numeri pubblicati dalla rivista Lancet.

Le osservazioni alla pubblicazione sono diverse: le figure sembrano manipolate, i dati originali degli esperimenti non ci sono, i risultati sono identici per gruppi diversi con tempistica diversa. I volontari su cui è stato testato sono stati solo 76, tra l’altro suddivisi in sottogruppi di una ventina di soggetti su cui sono state testate formulazioni diverse. Il vaccino è stato comunque subito registrato come sicuro ed efficace. La risposta immunitaria definita superiore al plasma dei guariti senza però indicare quanto quegli anticorpi fossero immunizzanti e quanto resistenti.

“In realtà non si tratta di uno studio singolo ma di sei studi – ha commentato a Rainews Enrico Bucci, biologo e docente alla Temple University di Filadelfia – di diverse componenti e formulazioni condotte sul totale di 76 pazienti. Quindi 4 studi su 9 pazienti e 2 su 20 ciascuno”. E quindi: “Si tratta di una collezione di piccoli studi, diversi ma collegati uno all’altro, su piccolissimi campioni di pazienti. Gruppi completamente diversi di volontari sui quali vengono testate anche componenti diverse del vaccino a tempi diversi”.

Non torna nemmeno l’affermazione russa del titolo anticorpale prodotto dal vaccino. La quale sarebbe superiore a quella dei guariti dalla malattia. “Si legge nel testo – aggiunge Bucci – che il confronto sarebbe stato fatto selezionando più di quattromila pazienti guariti, ma nei dati non si vedono questi quattromila punti sperimentali ma molti di meno”. Mancherebbero anche i dati originali e i grafici che sembrano manipolati. Il vaccino russo è stato ordinato da molti Paesi nell’area di influenza di Mosca.