L’anno scolastico partirà il 14 settembre”. La conferma arriva dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella conferenza stampa sulla scuola tenuta assieme ai ministri Azzolina, Speranza e De Micheli. L’obiettivo “prioritario” del governo per Conte è infatti “il rientro in classe in piena sicurezza”. “Durante l’emergenza la sicurezza è stata la nostra stella polare – ha rivendicato il premier -, non è un caso se su impulso del ministro della Salute Roberto Speranza 53 Paesi si sono confrontati con l’Oms sul rientro in classe e hanno voluto ascoltare per prima proprio laa voce dell’Italia”.

Sulla riapertura in realtà cinque Regioni hanno chiesto e ottenuto la riapertura per il 24 settembre: si tratta di Campania, Puglia, Abruzzo, Calabria e Basilicata, mentre il Friuli riapre il 16 settembre e la Sardegna il 22.

Il premier ha sottolineato che “il Governo in primis si assume la sua responsabilità, ma occorrerà uno sforzo collettivo. Non dobbiamo nascondere che ci saranno difficoltà e qualche disagio, mettiamo in conto nuovi contagi a scuola ma abbiamo disposto linee guida per affrontarle”.

Conte ha quindi evidenziato che l’esecutivo ha conciliato “sicurezza ed efficienza”, e per evidenziare la difficoltà della sfida ha posto gli esempi degli altri Paesi in cui la riapertura è già avvenuta “che stanno affrontando difficoltà, come Germania e Francia”. “Nessuno ha la bacchetta magica ma le famiglie italiane non devono dubitare che abbiamo fatto il massimo per regalare alla scuola un nuovo inizio: la scuola inizia infatti con più spazi e docenti grazie a investimenti per 7 miliardi”, ha rivendicato il premier.

LE LINEE GUIDA – A proposito delle linee guida, Conte ha ribadito che l’orario di ingresso degli studenti potrà essere scaglionato “ma decideranno singoli dirigenti scolastici”. Tutte le scuole, ha aggiunto il premier, “hanno disposizione gel per mani e mascherine chirurgiche, ne è prevista la distribuzione di 11 milioni al giorno a personale scolastico e studenti”. Quanto al comportamento negli istituti, “sarà consentito togliere la mascherina con un distanziamento di un metro, mentre dovrà essere indossata all’ingresso e all’uscita, non c’è alcune obbligo sotto i sei anni”.

Sui banchi monoposto, al centro di polemiche da settimane, Conte ha spiegato che sono in fase di distribuzione: “In due mesi abbiamo reperito 2,4 milioni di banchi, un grande sforzo collettivo e in particolare del commissario Arcuri. Completeremo il programma di consegne entro fine mese ottobre”.

Sulla febbre “abbiamo previsto come regola che siano le famiglie a misurare la temperatura ai propri figli e che non ci siano sintomi collegabili al Covid-19. Qualora uno studente venga sorpreso con sintomi da Covid a scuola saranno allertati i genitori, che dovranno allertare a loro volta il medico: se l’esito del tampone è positivo, personale qualificato deciderà se adottare la quarantena per compagni di classe e docenti”. Per quanto riguarda il trasporto pubblico, Conte ha quindi confermato l’obbligo di mascherine e autobus riempiti all’80% della capacità. Sui trasporti  il ministro Paola De Micheli ha sottolineato che a bordo degli scuolabu “dovranno  esserci distributori di disinfettante e il personale dovrà verificare che la mascherina sia indossata”.

AZZOLINA: “50MILA STUDENTI SCOPERTI” – Prendendo parola in conferenza, il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha spiegato che rispetto ai 200mila studenti privi di classe di giugno, il numero si è ora ridotto a “50mila il numero degli studenti che non rientra nel distanziamento e per questi, per un periodo che proveremo a mantenere limitato, abbiamo scelto di inviarli a scuola anche se non rispettano il metro con la mascherina”.

Sui precari Azzolina invece ha rivendicato che “non è quasi mai accaduto nella storia del Paese che tutti i supplenti ci fossero dal primo giorno di scuola. Per ora mancano 60 mila supplenti, non 250 mila. I settantamila in più, i cosiddetti precari Covid, saranno fatte direttamente dai dirigenti scolastici subito dopo la partenza dell’anno”.

PRESIDI PERPLESSI SULLA RIAPERTURA – Ma sul rientro in aula di lunedì prossimo restano forti le perplessità dei presidi. “Se queste difficoltà non troveranno immediata soluzione, è oggettivamente difficile pensare che il termine del 14 settembre sia rispettato ovunque: è opportuno dunque valutare, sulla base di accordi tra enti locali e consigli di istituto, la possibilità di ragionevoli differenziazioni locali”, dichiara il Presidente dell’Anp (associazione nazionale presidi) Antonello Giannelli, dopo aver elencato le criticità. “Tutto il personale scolastico è fortemente impegnato per la riapertura delle scuole, prevista per il prossimo 14 settembre. È evidente, però, che per riaprire in sicurezza è necessario che alcuni problemi vengano risolti – scrive in una nota Giannelli – . A quanto sappiamo, la consegna dei banchi monoposto, gli unici in grado di garantire il distanziamento, è in grave ritardo. Altre due criticità importanti sono quelle delle aule, perché gli enti locali non le hanno reperite ovunque, e l’assegnazione piena dell’organico, ovvero dei docenti da assumere per assicurare il servizio”.