La riapertura della scuola è sicuramente una delle più grandi sfide imposte dalla pandemia. Per rendere tutto più sicuro, nei giorni scorsi docenti e personale scolastico sono stati invitati a fare il test sierologico. Ultimo giorno utile per farlo gratuitamente, prima di rientrare in classe, era il 7 settembre. Ma l’iniziativa ha avuto poco successo: solo uno su quattro si è sottoposto allo screening. Lo ha costatato Repubblica, basandosi sui dati raccolti in 9 regioni.

Su un totale di 2 milioni di test distribuiti in tutta Italia dal commissario Domenico Arcuri, circa 1,5 kit sono stati riservati a Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia, Liguria, Toscana, Campania, Lazio e Sicilia. Di questi, ne sono stati somministrati solo 365mila. I dati sono ancora provvisori: lo screening di massa è partito in ritardo e molti potrebbero fare il test la prossima settimana, alzando la percentuale dal 25% al 40%.

Un ritardo accumulato con la complicità dei ritardi organizzativi e anche dalla bassa adesione dei medici di base. La percentuale media dei positivi si aggira tra lo 0.5% e l’1,2%. La Lombardia è quella che ha fatto peggio: il 4,5% di docenti e personale è risultato positivo al sierologico. Anche l’Emilia-Romagna è quella con la percentuale più alta: positivo il 2,3%.

Mentre in tutta Italia i test sierologici per i prof sono su base volontaria, la Campania sta lavorando per rendere obbligatorio lo screening a tutto il personale scolastico. Il governatore Vincenzo De Luca ha promesso che “si lavorerà nei prossimi giorni con grande senso di responsabilità per avere le condizioni minime di sicurezza per lo svolgimento delle attività scolastiche” consapevoli che “il permanere di criticità rendono necessario prendere altri 10 giorni di tempo per conseguire elementi di maggiore tranquillità”.