“Dobbiamo prepararci ma non è assolutamente un’economia di guerra”, ha detto il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi a margine del vertice informale dei Capi di Stato e di governo dell’Unione Europea sul Modello europeo di crescita e di investimento per il 2030. “Ho visto degli allarmi esagerati. Prepararsi non vuol dire che ciò debba avvenire sennò saremmo già in una fase di razionamento. Dobbiamo ri-orientare le nostre fonti di approvvigionamento e ciò significa costruire delle nuove relazioni commerciali”, ha aggiunto facendo riferimento a quella forma che assume il sistema economico quando aderisce alle necessità della guerra.

Al centro del vertice la guerra in Ucraina. In un’economia di guerra le risorse vengono rese disponibili per gli armamenti, il mantenimento e la mobilitazione degli eserciti e per organizzare la produzione a sostegno della guerra. Le fonti di finanziamento restano le tasse dei cittadini, il debito pubblico, le donazioni e l’inflazione. Può verificarsi che soggetti interni o esterni al Paese si identifichino con gli obiettivi del conflitto e decidano così di contribuire a donare i propri capitali per vincere la guerra.

“L’inflazione – si legge sul sito della Treccani – conferisce agli Stati un potere d’acquisto immediato, che però causa notevoli problemi sul mercato monetario. In generale, un guerra finisce sempre, oltre che con imponenti perdite umane e distruzioni materiali, con un elevato debito pubblico e con un’inflazione che si fatica a riportare sotto controllo”.

L’economia attraversa durante questo tipo di sistema una fase di forte pianificazione. Nell’economia di guerra si crea spazio a produzioni belliche e se ne toglie a quelle civili. Possono essere introdotte anche forme di razionamento dei beni. Il peso nell’economia nell’industria pesante viene ingigantita.

Durante le economie di guerra si è verificato in passato l’incentivo all’affinamento del progresso delle tecnologie esistenti. Questo non equivale a sostenere che durante le economie di guerra si generano nuove scoperte o invenzioni. Si legge su Treccani che “la caldaia a vapore, il motore a scoppio, l’aereo, l’elettricità, il telegrafo, il telefono, la radio, il nucleare, l’elettronica, persino gli esplosivi sono invenzioni civili, che solo successivamente sono applicate alla guerra”. L’economista Philippe Le Billon ha descritto l’economia di guerra come un “sistema di produzione, mobilitazione e allocazione di risorse per sostenere la violenza”.

“La guerra di Putin esercita una brutale pressione militare ed economica sul coraggioso popolo ucraino. L’Europa è fermamente al fianco” di Kiev. “Oggi esborsiamo 300 milioni nell’emergenza per l’assistenza macro-finanziaria all’Ucraina. È il primo pagamento previsto nel pacchetto da 1,2 miliardi. Quindi ancora più risorse sono in arrivo”, ha scritto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen in un tweet.

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