Il lockdown è terminato, ma quali strascichi ha lasciato dietro di sé? Il 60 per cento delle persone ammette un aumento di peso variabile da uno a quattro chili, mentre solo il 20 afferma di aver migliorato la qualità del proprio regime alimentare, attraverso la riscoperta dell’importanza dei cibi della buona tradizione mediterranea, e il 40 sostiene di aver ridotto l’attività sportiva. Sono solo alcuni dei dati emersi dallo studio promosso dall’Asl Napoli 2 Nord, capitanata da Antonio D’Amore, grazie al lavoro del servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione del Dipartimento di prevenzione diretto da Luigi Castellone, in sinergia con un team di biologi nutrizionisti che operano sul territorio di competenza dell’azienda sanitaria.

Il test è stato realizzato dai nutrizionisti che effettuano “counselling nutrizionale” negli ambulatori di dietetica preventiva dell’Asl Napoli 2 Nord, sotto il coordinamento di Andrea Tondini. A pochi giorni dalla pubblicazione del questionario, già 2mila utenti hanno raccontato il proprio isolamento e il 70 per cento delle risposte è arrivato da intervistati di sesso maschile. A quanto pare tutti con qualche chilo in più, impigriti, ma anche tristi e annoiati. Noia e tristezza sono i sentimenti che hanno caratterizzato il lockdown. Senza dubbio trascorrere tanto tempo tra le mura domestiche, spesso soli o con compagnie che si sono poi rivelate essere più nocive che salutari, ha portato una ventata di malinconia ma ha anche fatto luce su aspetti della vita che prima non sembravano essere così importanti. Per il 40 per cento degli intervistati, infatti, questa esperienza ha determinato un’importante riorganizzazione della scala delle priorità esistenziali.

Tra gli effetti psicologici della quarantena compare anche il senso di solitudine, tanto che il 62 per cento dei partecipanti allo studio ha avvertito in modo particolare l’assenza di un amico. Anche l’idea di non poter viaggiare e visitare luoghi nuovi ha alimentato angoscia e tristezza: per il 38 per cento la consapevolezza di non potersi spostare è stata deleteria. Tutti questi stati d’animo, come previsto da molti psicologi all’inizio dell’emergenza, hanno inciso negativamente anche sui ritmi di veglia e sonno, e circa il 40 per cento degli anonimi compilatori confessa di aver sviluppato disturbi del sonno, diventato frammentato e agitato. Il nervosismo e l’alterazione dei ritmi standard hanno portato i fumatori a rifugiarsi nella nicotina: il 22 per cento ha raccontato di aver fumato di più rispetto all’era pre-Covid.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.