Tra poche ore prende il via la riunione straordinaria dei ministri della Sanità dei Paesi Ue sulla situazione pandemica nel vecchio continente, convocata dalla presidenza di turno francese. Tra i temi affrontati, ampio spazio sarà dedicato alla variante omicron, che rappresenta “un forte rischio di destabilizzazione per la vita economica e sociale degli Stati membri”, e all’annosa questione della “convergenza delle strategie nazionali“.

L’obiettivo dell’incontro, che si svolgerà in videoconferenza e a cui parteciperanno anche la Commissione Ue, l’Ecdc, l’Ema e l’Autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (Hera), è trovare una linea comune per rispondere alle emergenze nate dalla pandemia di coronavirus.

I titolari dei dicasteri della sanità europea con fatica cercano una visione comune sulla messa in campo della quarta dose. Pesa il giudizio di uno studio israeliano, che ha bocciato l’efficacia della quarta somministrazione di vaccino anti-Covid. Il paese mediorientale, il primo che ha avviato la campagna per la quarta iniezione destinata al personale medico, persone fragili e over 60, è scettico sulla necessità di estendere la quarta puntura al resto della popolazione. Lo studio condotto dallo Sheba Medical Center di Tel Aviv su 270 persone ha evidenziato come la protezione contro il Covid dopo la somministrazione di una quarta dose del vaccino Moderna o Pfizer – entrambi sviluppati con la tecnologia dell’Rna messaggero ed entrambi risultati protettivi rispetto a alla variante Delta – è leggermente superiore a quella ottenuta dopo la terza iniziezione di vaccino anti-Covid.

Ma la riunione straordinaria dei ministri Ue dovrà rivedere anche l’organizzazione stessa dell’intero sistema sanitario. In vista di nuovi fattori di rischio, i 27 titolari della salute devono valutare la necessità di investire con maggiore priorità e urgenza sui protocolli per la gestione dei malati Covid nei reparti ospedalieri. La quarta ondata del virus sta riportando gli ospedali del vecchio continente verso condizioni di sofferenza, determinate anche da carenza di personale e di infrastrutture.

La riunione dei 27 si focalizzerà sul tema dei vaccini e sulla necessità di valutare l’obbligatorietà all’immunizzazione. L’esempio è partito dall’Austria, diventato il primo paese all’interno dell’Unione Europea ad approvare l’obbligo vaccinale. Il parlamento ha approvato l’introduzione del farmaco obbligatorio contro il Covid-19: dopo quattro ore di dibattito in aula, il provvedimento è stato ha ricevuto 137 voti a favore e 33 contrari. La misura entrerà in vigore il 4 febbraio.

Redazione