Una ulteriore conferma della presenza del virus Sars-Cov-2 in Cina prima del dicembre 2019 o, peggio, la prova che il regime cinese abbia provato a nascondere informazioni sulle origini della pandemia che ha provocato ad oggi 180 milioni di casi e quasi 4 milioni di vittime.

È il dubbio dopo la scoperta del ricercatore americano Jesse Bloom, del Fred Hutchinson Cancer Research Center, che ha identificato e recuperato 13 sequenze del virus archiviate prima del dicembre 2019, inizio della pandemia a Wuhan. Queste erano state rimosse deliberatamente dall’archivio delle sequenze del National Institute of Health americano, come segnala Bloom in due articoli su Biorxiv (che raccoglie gli articoli non ancora vagliati dalla comunita’ scientifica) e anche sul sito della rivista Science.

Le sequenze genetiche del Covid sono state recuperate da Google Cloud, la “nuvola digitale”: secondo Bloom i campioni di virus sarebbero stati raccolti dai primi malati Covid di Wuhan, pubblicati sulla banca dati americana Sequence Read Archive gestito dalla National Library of Medicine e poi rimossi “per oscurarne l’esistenza”. Una parte di queste erano però state “salvate” nella memoria di Google Cloud dove Bloom le ha recuperate.

Da parte del Nih, il National Institutes of Health, è arrivata la conferma che la cancellazione è avvenuto in seguito alla richiesta dello stesso ricercatore cinese che li aveva forniti pochi mesi prima: “Chi ha i diritti sui dati può legittimamente chiederne il ritiro”, ha spiegato il Nih.

È quindi una conferma di un depistaggio o di un insabbiamento cinese? Attualmente è impossibile stabilirlo, anche perché gli stessi ricercatori cinesi hanno pubblicato più tardi le informazioni sul virus in una forma diversa, e le sequenze di virus ora recuperate aggiungono ben poco a ciò che già si conosce sulle origini di questo coronavirus. Per lo stesso Bloom questa scoperta aggiunge ‘solo’ che vi sono “prove ulteriori che il virus stava circolando a Wuhan prima di dicembre”.

Altro punto importante dell’articolo di Bloom, ancora non oggetto di “peer review”, cioè di analisi critica da parte di altri studiosi, è che il mercato del pesce di Wuhan non sarebbe stato il luogo di inizio della pandemia. Secondo il ricercatore del Fred Hutchinson Cancer Research Center nei campioni di Sars-Cov-2 raccolti in alcuni malati collegati al mercato del pesce ci sono tre mutazioni che invece sono assenti dalle sequenze di coronavirus da lui ricostruite o nei ‘cugini’ del virus più simili al Sars-Cov-2, scoperti dall’Istituto di virologia di Wuhan nei pipistrelli nel 2013. Per Bloom quindi le sequenze studiante nel rapporto Oms-Cina, ormai messo in discussione da più parti, “non sarebbero completamente rappresentative dei virus che si trovava a Wuhan all’inizio dell’epidemia”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia