“Non sono convinto che il coronavirus si sia sviluppato naturalmente, penso che dovremmo continuare a indagare su cosa è successo in Cina“. Parole che pesano come un macigno quelle pronunciate da Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale di malattie infettive e capo consigliere medico del presidente Usa Joe Biden. “Certamente le persone che stanno indagando sostengono che l’emergenza nasca da un animale che ha contagiato gli individui, ma potrebbe essere stato qualcos’altro e noi abbiamo bisogno di scoprirlo. Per questo sono assolutamente a favore di un’indagine che esamini l’origine del virus”.

Parole quelle di Fauci che arrivano dopo un report segreto dell’intelligence americana, pubblicato dal Wall Street Journal, dove emerge la possibilità che il virus sia sfuggito da un laboratorio di Wuhan. Ad avvalorare tale ipotesi, il caso di tre ricercatori dell’Istituto di virologia della città cinese, nella Regione dello Hubei, dove l’epidemia è esplosa, contagiati gravemente già a novembre 2019. E si accende quindi ancora una volta il dibattito tra la Cina e altri Paesi e Centri di Studi, con in testa gli Stati Uniti, che non escludono la versione della fuga dal laboratorio.

Pechino nega strenuamente la versione. “Gli Stati Uniti continuano a propagandare la teoria della fuga di laboratorio – ha detto il ministero degli Esteri cinese in risposta a una richiesta di commento del Wall Street Journal – Si preoccupa davvero di rintracciare la fonte o cerca di distogliere l’attenzione?”. A sua difesa la Cina cita il rapporto di un team guidato dall’Oms che al termine di una visita all’Istituto di virologia di Wuhan lo scorso febbraio ha escluso la fuga dal laboratorio.

Gli Stati Uniti restano il Paese più colpito dal coronavirus al mondo, con 33,1 milioni di casi e oltre 589mila morti. Pechino riporta invece oltre 90mila casi e solo 4.636 decessi.

 

Redazione