Il Csm va oltre il Consiglio di Stato e conferma nei propri incarichi il presidente della Corte di Cassazione, Pietro Curzio, e l’aggiunto Margherita Cassano, le cui nomine sono state annullate dal Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso di Angelo Spirito, uno dei candidati esclusi. E’ questa la proposta della quinta commissione del Consiglio superiore della magistratura, che si è riunita nel pomeriggio di lunedì 17 gennaio in vista.

La votazione è in programma mercoledì o giovedì 20 gennaio, quando si riunirà il plenum del Csm, prima della cerimonia di venerdì per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario, nel corso della quale è prevista la relazione del primo presidente Curzio. La commissione ha scelto la riconferma passando per una riscrittura delle motivazioni delle nomine, sulle quali si erano concentrati i rilievi del Consiglio di Stato.

La proposta della riconferma è stata approvata a maggioranza con 4 sì e 2 astenuti. A favore hanno votato il presidente della commissione, il togato di Magistratura Indipendente Antonio D’Amato, i laici Fulvio Gigliotti (M5S) e Alessio Lanzi (Fi), la togata di Area Alessandra Dal Moro. Si sono astenuti Sebastiano Ardita (Autonomia&Indipendenza) e Michele Ciambellini (Unicost).

Nel pomeriggio era arrivato l’invito da parte di Gaetano Scoca, difensore di Angelo Spirito, al Consiglio superiore della magistratura perché “rispetti le decisioni giurisdizionali” del Consiglio di Stato, il “supremo organo giurisdizionale amministrativo”.

Consiglio di Stato che aveva accolto il ricorso presentato da Spirito, annullando le due nomine ai vertici della Suprema Corte deliberate dal CSM, quella del primo presidente Pietro Curzio e dell’aggiunto Margherita Cassano. “Con le sentenze del 14 gennaio 2022 il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso del presidente Angelo Spirito, ha annullato le nomine del primo presidente e del presidente aggiunto della Corte di Cassazione. Si tratta – spiega il legale in una nota – di pronunce che motivano, con estrema chiarezza, la violazione delle stesse regole di designazione dei dirigenti che lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura si era dato. Si apprende da notizie di stampa che alcuni componenti del Consiglio superiore della magistratura si appresterebbero a riadottare una nuova delibera, che, data la brevità del tempo di riflessione – sottolinea l’avvocato Scoca – rischia di essere in possibile elusione di sentenze esecutive del Consiglio di Stato e, cioè, del supremo Organo giurisdizionale amministrativo”.

“In uno Stato di diritto, è fondamentale il rispetto delle decisioni giurisdizionali, soprattutto da parte di un’alta amministrazione come il Consiglio Superiore della Magistratura, composta di magistrati e giuristi. Si auspica che i membri del Consiglio superiore della magistratura – conclude – seguano l’autorevole esempio del Presidente della Repubblica, da sempre custode e interprete attento della identità costituzionale del CSM e garante del rispetto delle istituzioni”.

Redazione