Dopo mesi di proteste segnate da morte, sangue e repressione, dal Medioevo Iran arriva uno spiraglio di luce: le autorità sono al lavoro per la revisione e l’abolizione della polizia morale, prevista da una legge vecchia di decenni che prevede, tra le altre cose, l’obbligo per le donne di coprirsi la testa con lo hijab.

Mancanza di hijab pagata con la vita da Mahsa Amini, una donna curda iraniana di 22 anni deceduta il 16 settembre dopo essere stata arrestata dalla polizia per aver violato il codice di abbigliamento della Repubblica islamica, che richiedeva alle donne di indossare il velo in udienza. Da lì sono partite le proteste che, dopo tre mesi, potrebbero aver sortito l’effetto sperato.

Stando alle parole del procuratore generale iraniano Mohammad Jafar Montazeri secondo cui “sia il Parlamento sia la magistratura sono al lavoro sulla questione”. Il gruppo di revisione si è incontrato mercoledì con la commissione culturale del parlamento “e vedrà i risultati tra una o due settimane”, ha spiegato il procuratore generale.

Oggi l’agenzia di stampa Isna, riporta le parole dello stesso procuratore generale pronunciate ieri nella città santa di Qom, annunciando che “la polizia morale non ha niente a che fare con la magistratura, ed è stata abolita da chi l’ha creata”. Durante un convegno religioso, il pubblico ministero ha risposto alla domanda di un partecipante che gli chiedeva “perché la polizia della morale è stata chiusa”.

Nota come Gasht-e Ershad (pattuglie di guida), è stata creata sotto il presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad, per “diffondere la cultura della decenza e dell’hijab“, composta da uomini in divisa verde e da donne che indossano il chador nero, che copre la testa e la parte superiore del corpo. Questa unità ha iniziato le sue prime pattuglie nel 2006.

L’annuncio dell’abolizione della Polizia della morale, in Iran, “se fosse vero, sarebbe una prima grande vittoria per il movimento di protesta che va avanti da settembre. Ma non è detto che basti” agli attivisti. Questo il commento a caldo di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, all’annuncio delle autorità iraniane. “Se fosse vero sarebbe la prima vittoria del movimento di protesta. Se fosse vero, perché bisogna vedere se questo annuncio verrà attuato e comunque arriva dopo oltre 400 morti. Ma non è detto che basti al movimento di protesta che spinge per andare avanti. Intanto, se così, è un primo grande segnale”.

Redazione