È di questi giorni la notizia secondo cui Putin ha fatto riprodurre grafiche e stili dei portali e delle televisioni occidentali, creandone due nuovi di zecca come quelli americani: stesso stile grafico, stessa cadenza di inglese rapido e sbrigativo con cui innestare una quantità di fake news che una volta giunte a destinazione si quadruplicano rapidamente. Ma facciamo un passo indietro.
All’inizio della guerra all’Ucraina licenziò in mondovisione i capi del servizio SVR militare che avevano sottovalutato la situazione. Senza alzare la voce, con uno sguardo perfido.

Quanto al suo passato, lo ha raccontato in parte nelle sue memorie giovanili: viveva a Dresda, nel più importante distaccamento del KGB nella Repubblica Democratica Tedesca dove curava, con l’alto grado di tenente colonnello, il collegamento tra il servizio segreto e istituzionale dell’unione sovietica, KGB, e quello efficientissimo della STASI della Germania comunista, un servizio discretissimo che ha avuto il suo momento di notorietà quando uscì il film “Le vite degli altri”. Putin raccontò di essere stato investito, lui e il suo gruppo, dalla sbalorditiva notizia secondo cui il muro che divideva Berlino fra Est e Ovest sarebbe stato abbattuto nel giro di ore e che bisognava distruggere tutto: archivio, schede, registrazioni, tutto.

Putin ha raccontato che scoppiarono le caldaie inceppate di documenti ma non ha mai voluto dire di che cosa si trattasse. La stazione di Dresda era la più importante che il KGB sovietico avesse nell’Europa orientale: il ganglio dello spionaggio del controspionaggio sovietico gestito dagli efficientissimi tedeschi e con molte basi nell’estro dei paesi satelliti, prima di tutto in Ungheria, poi a Praga, a Bratislava e a Bucarest. La corsa al rogo descritta dal giovane tenente colonnello fu convulsa, inaspettata e c’erano tutti questi fuochi che ardevano nei bidoni col cherosene dove veniva gettato tutto ciò che non doveva mai finire in mani occidentali.

Sappiamo oggi qualcosa di quegli incartamenti, da Dresda il KGB guidava, in tandem con la STASI, finanziamenti, addestramenti e controlli sui raduni dei movimenti insurrezionali, anticoloniali, terroristi, più una mezza dozzina di opposte fazioni palestinesi, ribelli siriani, curdi, iracheni, irlandesi, libici, yemeniti, membri attivi sia della Rote Armee Fraktion tedesca che delle italiane Prima Linea e Brigate Rosse. Era un periodo di grande impegno del KGB che cercava di dominare persino i ribelli dell’Eta basca.

Il coordinatore di tutte queste sigle spesso finte ed agenzie vere che coprivano movimenti libertari, è stato a partire dalla seconda metà degli anni 70 anche il giovane ufficiale Vladimir Putin, che all’epoca del crollo del Muro aveva raggiunto il grado di tenente colonello del KGB, con sede a Dresda. A quell’epoca, il più importante dei terroristi europei è nel Medio Oriento, era il venezuelano Ilic Ramirez Sanchez, su cui furono scritti libri e girati film. Gli americani gli avevano affibbiato il nomignolo di “Carlos the Jackal” e ne fecero un bel film con Robert Redford.

Ma è un fatto che Putin fosse parte della stazione di Dresda quando il KGB gestiva, insieme alla STASI, le imprese della banda di Carlos che era si era sistemata a Budapest. Putin era sia una vera spia che un master spy, un coordinatore di coordinatori e disponeva di liste ordinatissime che contenevano le attività non solo spionistiche ma anche di sabotaggio, terrorismo, atti cifrati o espliciti di intimidazione che finivano in speciali rapporti redatti dalla STASI a Berlino est, di cui ho visto una quantità di esemplari quando presiedevo una commissione parlamentare d’inchiesta sulle infiltrazioni sovietiche: una parte di questi documenti contenenti le relazioni sugli attentati venivano conservati negli archivi di Berlino cui poi hanno attinto molti magistrati italiani nel corso delle loro inchieste sul terrorismo.

Le attività terroristiche di Carlos, sostenuto da STASI e dal KGB svolte principalmente a Budapest dove la sua banda abitava in due appartamenti concessi dal ministero degli interni ungherese che non aveva alcun potere sui venezuelani, coprirono tutta l’Europa in Nordafrica dalla metà degli anni 60 fino ai primi 80. Carlos fu arrestato dal magistrato francese Jean Louis Brughiere che riuscì a far comminare due ergastoli al terrorista e guerrigliero.

Vladimir Putin dopo la caduta del muro di Berlino fu convocato a San Pietroburgo per affiancare il decadente Boris Yeltsin, su raccomandazione del gruppo dirigente del KGB. L’FSB (ex KGB) resta di fatto al suo comando ed ha dato spazio smisurato a tutti i trucchi e i capovolgimenti dell’intelligenza artificiale, ma respingendo con fastidio le ansiose offerte del Segretario di Stato americano Antony Blinken pronto a discutere con i russi come impedire che sia l’intelligenza artificiale, cioè una macchina, a decidere se far esplodere o no un’arma nucleare.

La scuola di spionaggio ereditata da Putin, perfezionata prima di lui dal più grande master spy sovietico Yuri Andropov (il “padre” di Gorbaciov), è quella della Russia zarista ad imitazione di quella elaborata da Giacomo Casanova, capo dello spionaggio della Serenissima Repubblica di Venezia. Oggi quella scuola ha integrato uomini e apparati cibernetici mantenendo salda la regola numero uno: continuo controllo individuale aggiornato giorno dopo giorno.

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Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.