“Dall’inizio della pandemia ho avuto il terrore di perdere il controllo del territorio dell’area metropolitana di Napoli che in certi quartieri ha una densità di 30 mila abitanti a chilometro quadrato, come Singapore, se l’avessimo perso avremmo avuto un’ecatombe, contato i morti a migliaia e non a decine”: così Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, intervistato da Bruno Vespa sul palco della due giorni sorrentina dell’Alis (Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile).

“Siamo in un territorio e in una comunità che vanno disciplinate. Abbiamo anticipato di 20 giorni le misure prese poi dal governo, anticipato decisioni prese dal Nord con grande ritardo. Il 22 febbraio abbiamo bloccato le gite scolastiche, poi chiuso i locali della movida. Ci ricordiamo alcune frasi come “Milano non si ferma”, “Bergamo non si ferma”. Un segretario di partito che è anche un mio amico è andato a fare un brindisi, ma siccome Dio c’è ha beccato il Covid!”, ha detto De Luca alludendo a Nicola Zingaretti.

E a Vespa che gli ribatteva: “Ma allora gli ha fatto lei il malocchio!”, ha risposto: “Non gli ho fatto il malocchio, mi sono difeso con le unghie e con i denti, per esempio rispetto al rientro dalla Lombardia di nostri concittadini. Abbiamo tenuto conto di tutti i rischi e credo che abbiamo fatto un miracolo doppio perché – anche se non se ne parla – la Regione Campania è quella che riceve meno di tutte le regioni d’Italia come riparto del fondo sanitario nazionale. La Campania riceve 45 euro procapite in meno rispetto al Veneto, 40 rispetto alla Lombardia, 65 all’Emilia Romagna, 30 rispetto al Lazio…E’ una vergogna. Quindici anni fa si decise di ripartire i fondi sulla base dell’età media e della deprivazione sociale (reddito medio, ambiente). Nel corso degli anni i 2 criteri si sono ridotti alla sola età anagrafica e quindi ogni anno veniamo depredati di 300 milioni euro. I miei colleghi se ne fregano perché per non perdere soldi non guardano in faccia a nessuno, c’è un blocco di potere del tutto indifferente alla correttezza dei criteri”.

“Per noi l’unità nazionale è un valore irrinunciabile, siamo la terra di Francesco De Santis, non lo sarà per qualche lanzichenecco che viene dal Nord”, ha proseguito il governatore. “Abbiamo costruito una task-force di medici di valore mondiale al Cotugno, lo hanno attestato gli americani… A fine febbraio abbiamo lavorato sull’ipotesi di 5000 positivi in Campania, in 48 ore abbiamo svuotato interi ospedali per fare reparti Covid… in Lombardia stanno ancora discutendo di chi sia la competenza delle zone rosse, noi le abbiamo decise in mezz’ora: Ariano Irpino, Vallo di Diano, Mondragone… Qui avevamo 800 persone per metà bulgare e per metà rom, abbiamo fatto una zona rossa per 15 giorni con 800 persone murate lì. Ho fatto un’ordinanza al mattino per Mondragone e la sera sono scappati 19 soggetti dalle palazzine bloccate… Allora ho chiamato il ministro Lamorgese e le ho detto: “Ma vogliamo fare sul serio o scherzare?”, perché avevamo poche forze in campo. Poi ho chiesto l’esercito. C’ho messo 3 giorni, poi è arrivato l’esercito, e i rinforzi dei carabinieri”.

“L’Italia rimane il Paese del fare finta. Quando diciamo “Si fa la movida ma con 2 metri di distanziamento”, è una finta. Anche per le scuole: si possono fare gli screening di massa e le mascherine per tutti…e basta!”.A Vespa che gli chiedeva: “Ma lei vuol dirci che siamo governati da una banda di dilettanti”, De Luca ha risposto: “Com’è scritto nel Vangelo, lei lo ha detto!”. E poi: “Veniamo da un quindicennio di sottocultura politica, lei ricorderà alcuni noti maestri di pensiero che teorizzavano “uno vale uno”.