C’è una regola, nel Deluchistan, che a molti era sfuggita: i politici non possono entrare nelle strutture ospedaliere. L’ha ribadito ieri pomeriggio il padre stesso di questa norma che mina alla base il valore della rappresentanza politica e della democrazia, cioè il presidente della Campania. Alle persone che seguivano il consueto videomessaggio del venerdì, registrato rigorosamente senza contraddittorio come si addice a un sultano 4.0, De Luca ha ricordato di aver emanato, un anno e mezzo fa, una disposizione in base alla quale «non è consentito avere esponenti politici che vanno a passeggio nelle strutture ospedaliere». A scanso di equivoci, il governatore ha chiarito che «la politica politicante non deve entrare» nelle strutture sanitarie pubbliche della Campania.

La presa di posizione lascia basiti, in primo luogo perché nega ai rappresentanti dell’elettorato la possibilità di esercitare una delle funzioni per le quali sono stati votati: verificare che un servizio pubblico funzioni secondo i dettami della Costituzione e delle leggi. Non a caso ai parlamentari, per esempio, è consentito l’accesso ai penitenziari che, come Rita Bernardini ha ricordato ieri a Poggioreale, rappresentano un macroscopico esempio di funzione esercitata dallo Stato nella completa illegalità e secondo criteri opposti a quelli di efficacia ed efficienza che dovrebbero ispirare la Pubblica Amministrazione. Perché un parlamentare, in Italia, dovrebbe poter entrare in un carcere e un consigliere regionale, nel Deluchistan, non dovrebbe poter ispezionare un ospedale per conto dell’elettorato che è chiamato a rappresentare?

L’esternazione di De Luca è inaccettabile anche sotto il profilo strettamente democratico. Non si comprende per quale motivo, infatti, l’accesso agli ospedali, precluso ai «politici politicanti di destra, centro e sinistra», sia consentito al solo presidente della Campania. Che, sempre durante il videomessaggio di ieri, ha fatto sapere di aver visitato una struttura sanitaria casertana non più tardi di due giorni fa. Sia chiaro: l’accesso agli ospedali va consentito a tutti o a nessuno. Nel primo caso, è giusto che il governatore visiti una struttura sanitaria; siccome, però, il presidente di una Regione rappresenta non solo l’istituzione, ma anche la politica, è doveroso che a esercitare quella delicata funzione di sindacato ispettivo siano parlamentari e consiglieri regionali di qualsiasi schieramento. E qui non si può fare a meno di notare come il “divieto di passerella in ospedale” non sia stato denunciato da chi si oppone a De Luca e avrebbe – a questo punto il condizionale è d’obbligo – il diritto e il dovere di verificare il corretto funzionamento dei servizi pubblici per conto degli elettori.

Ora che cosa dobbiamo aspettarci? Alla luce dell’incendio che ieri ha parzialmente distrutto un treno della Circumvesuviana tra Torre Annunziata e Poggiomarino, è probabile che De Luca vieti ai «politici politicanti» anche di salire a bordo dei convogli dell’Eav per denunciare il cattivo funzionamento. Altrettanto probabile è che nessun consigliere regionale vi si accosterà, data la vergognosa qualità del servizio di trasporto offerto dalla società regionale. Ironia a parte, sarebbe molto meglio se il governatore tenesse i «politici politicanti» lontano dai servizi pubblici slegando le nomine dalla logica dell’appartenenza a questo o a quel partito. Ma questo è chiedere troppo, soprattutto nel Deluchistan.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.