Giovanni Maria Flick, ex presidente della Consulta ed ex ministero della Giustizia del primo governo Prodi, non ha dubbi su quanto sta accadendo nel porto di Catania, dove il governo Meloni e i ministri Piantedosi e Salvini impediscono lo sbarco dei migranti “non fragili” a bordo delle navi della Ong fatte attraccare in banchina.

Quella dell’esecutivo, del titolare del Viminale e del suo ‘sodale’ Salvini, per Flick “è una guerra” non solo contro i migranti, ma “contro chi li salva applicando la legge fondamentale del mare, l’ordinamento internazionale, e la nostra Carta”.

L’ex presidente della Corte costituzionale ne parla in una intervista concessa a Repubblica, dove esamina la gestione degli “sbarchi selettivi” decisi dal governo, che ha autorizzato esclusivamente la discesa a terra di donne, bambini e “fragili”, lasciando a bordo gli altri migranti con l’obiettivo di ricacciarli in mare verso acque internazionali.

Secondo Flick dietro la strategia dell’esecutivo, ‘formalizzata’ nel decreto di Piantedosi, ci sarebbe una violazione della Costituzione. “Lo ritengo contrario alla legge del mare, alle convenzioni internazionali e alla nostra Costituzione”, spiega nel suo colloquio col quotidiano.

Incostituzionale, aggiunge Flick, perché blocca migranti sulle navi e pretende di distinguere tra chi è “fragile” e chi no. “La vita è sacra – ricorda il giurista – e la Costituzione non attribuisce all’autorità pubblica il diritto di distinguere il grado di pericolo e la diversità di posizione tra coloro che rischiano la vita o che comunque verrebbero respinti. L’accoglienza in un porto “sicuro” è il presupposto necessario per verificare se quelle persone possano essere accolte oppure no“.

L’ex presidente della Consulta boccia dunque la scelta italiana di fare la “selezione” sulle navi, così come il criterio per cui si può decidere di ‘salvare’ una mamma col suo bambino perché “fragili” ma non un padre: qualcosa che Flick definisce “sconcertante”. “Quando la nave entra nel territorio italiano chi è a bordo è soggetto alla nostra legge. Che non discrimina le condizioni di fragilità in base al sesso, all’età, oppure a un’infermità in atto. Ogni migrante ha alle spalle un viaggio drammatico, forse le torture nei campi libici, e adesso incombe su di lui pure il rischio di essere rimandato indietro”, ricorda infatti l’ex ministro.

Bocciata anche la parte del decreto in cui si impone alle navi di rimettersi in mare col loro “carico” di migranti: “L’Italia non può imporre una simile procedura, deve risolvere prima il problema a livello europeo – spiega Flick – perché ha sottoscritto gli accordi di Dublino che l’hanno investita della funzione di controllo delle frontiere europee lungo 800 km di costa. Il nostro Paese ha il dovere di accogliere i migranti e di verificare poi, quando tutti sono in salvo, chi possa restare e chi no”.

Anche perché “non possono essere i migranti a pagare il prezzo delle diatribe tecniche e politiche del nostro governo in conflitto con gli altri membri della Ue, né tantomeno si possono “monetizzare” gli stessi migranti perché vengano trattenuti da paesi che non rispettano i diritti umani o perché non vengano usati per creare difficoltà all’Unione Europea”, chiude l’ex presidente della Consulta.

Redazione