Cosa deve fare la Russia dell’Ucraina”. Si intitola così un articolo pubblicato dall’agenzia stampa russa RIA Novosti, firmato dall’editorialista Timofey Sergeytsev, che stila una sorta di ‘road map’ del processo di denazificazione del Paese invaso ormai 40 giorni fa dalle forze armate russe, in quella che a Cremlino continuano a definire “operazione militare speciale”.

RIA Novosti che è la stessa agenzia di stretta fede putiniana che il 27 febbraio, tre giorni dopo l’invasione, pubblicò per errore (e poi cancellò) un commento in cui si salutava la vittoria russa in Ucraina come la nascita di una “nuova era”.

Oggi, dopo che i propositi di una guerra lampo si sono scontrati contro la resistenza delle truppe di Volodymyr Zelensky, l’articolo di Sergeytsev punta ad altro, a descrivere cosa vuol dire per Mosca il processo di denazificazione più volte evocato da Vladimir Putin e dai suoi sodali.

Un processo lungo, che dovrà durate almeno 25 anni, di fatto una generazione. Secondo Sergeytsev, e dunque Putin, “la denazificazione è un insieme di misure rivolte alla massa nazificata della popolazione, che tecnicamente non può essere soggetta a punizioni dirette come criminali di guerra”. Tuttavia, aggiunge l’editorialista, “oltre all’élite, una parte significativa delle masse popolari, che sono naziste passive, sono complici del nazismo. Hanno sostenuto le autorità naziste e le hanno assecondate. La giusta punizione per questa parte della popolazione è possibile solo come sopportazione delle inevitabili difficoltà di una guerra giusta contro il sistema nazista”.

Ma il processo di denazificazione, secondo il Cremlino, dove portare alla cancellazione vera e propria dell’Ucraina. Non a caso Sergeytsev usa un altro termine per spiegare questo processo, ovvero “deucrainizzazione”.

Il nome Ucraina “non può essere mantenuto come titolo di una formazione statale completamente denazificata sul territorio liberato dal regime nazista”, si legge infatti sull’editoriale pubblicato su RIA Novosti. Una “deucrainizzazione” che è “un rifiuto l’inflazione artificiale e su larga scala dell’elemento etnico di auto identificazione della popolazione dei territori storici della Malorossiya (la piccola Russia, storicamente una regione nel sud dell’Ucraina attuale) e Novorossiya (la nuova Russia conquistata da Mosca nel Settecento) iniziato dalle autorità sovietiche”.

L’Ucraina, aggiunge ancora Sergeytsev, “a differenza della Georgia o dei Paesi Baltici, non può funzionare come nazionale e tenta di ‘costruire’ uno che porti logicamente al nazismo”. Quindi un riferimento, altra ossessione russa sin dall’annessione della Crimea nel 2014 e alla guerra civile nel Donbass, ovvero a quel Stepan Bandera che in Ucraina è ‘venerato’ come un eroe ma che è anche noto per esser stato un collaboratore della Germania nazista.

L’élite di banderiti(i seguaci di Bandera) deve essere liquidata. La sua rieducazione è impossibile. La palude sociale che la sostiene attivamente e passivamente deve sottostare alle durezze della guerra e digerire l’esperienza di una lezione ed espiazione storica“, si legge ancora nel testo.

Un messaggio durissimo pubblicato nella giornata di domenica, mentre infuocava la polemica a livello internazionale sul massacro compiuto dalle forze armate russe durante l’occupazione di Bucha, la città alla periferia nord di Kiev, dove i militari hanno ucciso cittadini inermi.

Redazione