L’ultimo capitolo dell’inchiesta sulla scomparsa di Denise Pipitone è la richiesta di archiviazione per Anna Corona e Giuseppe della Chiave. Ma non si tratterebbe solo di un atto giudiziario ma anche di una vera e propria requisitoria che punta il dito contro la morbosità con cui in TV i talk show hanno seguito e seguono la vicenda generando una quantità di testimonianze e piste che poi si sono rivelate infondate. È come se i media si fossero sostituiti a investigatori e magistrati generando un calderone che per la Procura di Marsala ha solo reso più difficile il lavoro.

Hanno scritto i pubblici ministeri: “L’influenza dei media è a tale punto che essi non si limitano a raccontare gli eventi piuttosto, spesso, in una gara a chi arriva prima tra diverse testate giornalistiche, a provocarli. E tali eventi hanno pure una sgradevole referenza sulle indagini in corso”. Un circo mediatico che dunque ha generato mostri.

Le testimonianze frutto di una certa suggestione mediatica sono le più disparate, come ricostruito da Repubblica. Un uomo ha raccontato di avere visitato anni addietro la casa dove abitava la madre della sorellastra di Denise, Anna Corona: ha detto di avere notato su una parete del garage una sorta di rattoppo, come se fosse stata chiusa una vecchia apertura. Un’altra donna ha inviato una mail per dire di avere visto Giuseppe Della Chiave insieme a Denise, a Pescara. Un’altra testimone ha sostenuto di aver ricevuto delle confidenze da Anna Corona. Una turista all’improvviso ricordava di avere visto Anna Corona, all’epoca dipendente di un albergo, nella hall: “Qualcuno le urlava, perché l’hai portata qui? E in sottofondo il pianto di una bambina. Dietro la tenda c’era Denise”.

Tutte storie che poi la Procura di Marsala ha smontato una per una rivelandosi false. Non c’è nessuna parete nascosta nella casa di Anna Corona e non ci sono riscontri nelle dichiarazioni degli altri testimoni che poi finiscono per contraddirsi. Addirittura la turista, dopo che dalle indagini è emerso che quel giorno non era in Sicilia grazie a un prelievo al bancomat, ha ammesso di essersi inventata tutto: “Non riesco a trovare una motivazione per cui l’ho fatto; sarò stata suggestionata, non volevo fare del male a nessuno”, avrebbe detto come riportato da Repubblica.

E ancora: “Ho maturato un grosso dispiacere per il sequestro della bambina e ne ho fatto un caso personale. Sono stata martellata da trasmissioni televisive che non fanno altro che parlare del sequestro di Denise e ho ritenuto che fosse giusto fare quello che ho fatto”. Una confessione pesante ma che la dice lunga sul clima che la TV ha generato sul caso della bambina scomparsa.

Resta che la piccola non può essere svanita nel nulla da quando quel primo settembre 2004 non fu trovata più nel giardino di casa a Mazara del Vallo. La mamma Piera Maggio e l’avvocato Giacomo Frazzitta non si arrendono e continuano a cercare la verità con i magistrati e le forze dell’ordine. Concludono i pm: “Allo stato non sembrano percorribili utili spazi investigativi oltre alla notevole mole degli accertamenti disposti da aprile ad oggi. Soltanto se e quando chi ha commesso l’inumana azione di privare della libertà e dell’affetto dei suoi cari una bambina di quattro anni (ovvero chi di tale gesto è stato effettivo testimone) deciderà di rivolgersi alla procura della Repubblica o ad una forza di polizia, potrà questa vicenda trovare un colpevole che, allo stato, purtroppo non è possibile individuare”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.