È una cosa che succede di rado che un magistrato si metta a piangere in un’aula di tribunale. È successo ieri, a Caltanissetta. La magistrata che è scoppiata in lacrime si chiama Annamaria Palma Guarnier, e stava in quell’aula non come giudice o Pm, ma come testimone, e più precisamente come testimone indagata per reato connesso a quello che veniva discusso in aula. Annamaria Palma è sospettata di calunnia aggravata dal favoreggiamento a Cosa Nostra, per la vicenda famosa del pentito Scarantino, il ragazzo che depistò le indagini sull’uccisione di Paolo Borsellino e della sua scorta, e aiutò a seppellire la verità sulla stagione delle stragi siciliane. Annamaria Palma è una delle magistrate che interrogò e trattò Scarantino. Insieme al suo collega Carmelo Petralia è sospettata di avere responsabilità, oggettive o soggettive, nel depistaggio. È una brutta storia, perché sta dentro la storia bruttissima della magistratura palermitana di quegli anni. Un covo di rancori, di dispetti, di corvi. Che travolse Giovanni Falcone, lasciandolo solo e rendendolo preda facile della mafia. E poi la faida è proseguita.

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Si è dipanata nel tempo, negli anni, fino ad oggi. Ieri la dottoressa Palma ha pianto. La stavano interrogando come testimone proprio al processo contro tre poliziotti che sono accusati del depistaggio. Si è sentita per la prima volta in vita sua vittima, e non padrona, in un’aula di giustizia. Si è sentita perseguitata, accusata ingiustamente, si è sentita debole, forse ha avuto paura. Noi, sul caso Scarantino, abbiamo avuto sempre un atteggiamento molto critico verso i magistrati che lo gestirono. Ora una di loro sente la rudezza e l’ingiustizia della giustizia dei sospetti. Probabilmente ha ragione. E magari anche a noi viene il dubbio di essere stati troppo severi e apodittici con lei. Difficile, di fronte a quelle lacrime, lacrime vere, non provare un sentimento, comunque, di simpatia. È la storia della giustizia che pretende di essere infallibile. Che ha portato i magistrati del caso Scarantino, nonostante le diffide di Ilda Boccassini, a procedere come carrarmati. Ora, alcuni di loro, stanno procedendo come carrarmati nel processo di Palermo contro Mario Mori, che sicuramente è un eroe vero dell’antimafia. Altri contro la dottoressa Palma. Chissà se un giorno si capirà che i pentiti non sono oro colato? E che se non sei Falcone è molto difficile gestirli?