«A Berlusconi devo tutto» aveva una volta confidato Jole Santelli, Presidente della Regione Calabria. Non è un caso, quindi, che proprio dal Cavaliere siano venute le parole più emozionate e commosse che si staccano dalla marea di dichiarazioni emerse dalla notizia della sua morte improvvisa, a Cosenza nella notte tra mercoledì e giovedì. Per il leader di Fi «Jole lascia davvero un vuoto incolmabile nelle nostre anime»: non nelle nostre file, ma nelle anime. Preludio a momenti di confessione ancora più partecipati: «Mi è stata vicina nei momenti più difficili». Per poi concludere, riferendosi ai parenti e agli amici di Jole: «Il loro dolore è anche il mio». Un dolore privo di confini politici ha accompagnato la notizia della scomparsa.

Sapevano tutti, perché Jole aveva avvertito pubblicamente tutti, dal suo tumore ai polmoni. Aveva capovolto il suo dramma di ex impenitente fumatrice facendone un punto di sfida e di forza, ma anche di speranza, spiegando a gran voce che, quando le avevano chiesto di guidare la Regione Calabria aveva prima preso il tempo necessario per “confrontarsi” col suo oncologo di fiducia sulla possibilità di accettare quella sfida. Solo dopo il via del medico aveva accettato. «Non ho mai nascosto la mia malattia – aveva poi aggiunto – ma non voglio che mi perseguiti». E usandola a favore della Calabria, una terra da dove tutti i malati di tumore che economicamente possono scappano verso Roma e Milano, aveva spiegato: «Io sono in cura al reparto di oncologia di Paola (a un tiro di schioppo dalla sua Cosenza, ndr). Da noi ci sono medici eccellenti». Nessun leader del paese è rimasto zitto.

Cordoglio unanime: dall’estrema destra all’estrema sinistra, 5s compresi. Così la presidente della regione Calabria ha costruito un’unità politica che molto raramente s’è manifestata nel nostro paese. Nel mare delle dichiarazioni, non solo politiche, è possibile cogliere perle che non t’immagini. Maria Falcone da Palermo, per fare un esempio, ha espresso dolore dopo avere apprezzato di Jole «il garbo e la dolcezza d’animo. Personalmente – ha aggiunto la sorella di Giovanni Falcone – ho avuto modo in molte occasioni di conoscerne, oltre alle doti umane, la sensibilità, la passione civile, l’impegno nelle battaglie per la legalità e l’amore per la sua Calabria. La ricorderemo con affetto», ha concluso. Santelli era arrivata a Berlusconi attraverso un percorso tutto calabrese che s’era incontrato con la complessità della politica italiana ai tempi della nascita di Fi. A Cosenza, la città del socialista Giacomo Mancini, giovanissima, aveva militato nel Psi. Da lì, finiti gli studi alla Sapienza, era entrata in contatto, fino a entrare nel suo studio, con Tina Lagostena Bassi “l’avvocata delle donne”, femminista della prima ora, poi deputata di Fi. Il rapporto tra Jole e Fi, però, si sarebbe intrecciato nuovamente con la Calabria.

Calabrese, in quel tempo, era l’avvocato di fiducia di Berlusconi, si chiamava Previti e diventerà ascoltatissimo consigliere politico del Cavaliere nonché ministro della difesa (Fi e B. non riuscirono a farne il ministro della Giustizia come avrebbero voluto per meglio fronteggiare il conflitto coi giudici). È nello studio Previti che arriva Jole Santelli: è calabrese, brava, giovane, carica di passione politica e determinazione. Nel 1994 Jole, che ha 25 anni, passa del Psi a Fi, una scelta che viene fatta da molti socialisti. Diventerà presto parlamentare, sottosegretaria alla Giustizia nel secondo e terzo governo Berlusconi (vicinissima alla postazione strategica in cui Berlusconi aveva destinato Previti, e quasi sua sostituta) e poi farà parte del governo Letta (uno dei fondatori del Pd) come sottosegretaria al Lavoro.

Alla presidenza della regione Calabria Santelli, con ormai venti anni di parlamento alle spalle, era arrivata per combinazione e senza averlo mai chiesto. Il Cdx calabrese si era incartato sulle candidature e a quel punto Berlusconi aveva calato l’asso riducendo tutti al silenzio. Era proprio una persona speciale Jole Santelli. Controprova: le Regioni esistono da mezzo secolo e quindi sono stati eletti fino ad oggi in Italia circa 200 consigli regionali. Le donne presidente sono state fino a oggi solo tre e Jole è stata una di loro.