C’eravamo tanto amati. Il rapporto tra Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio, ex compagni di ‘partito’ nel Movimento 5 Stelle fino alla fuoriuscita del primo, il ‘Che Guevara di Roma nord’, è ormai ridotto ai minimi termini.

Una ulteriore riprova è arrivata venerdì sera dalle parole di Dibba ospite di ‘Accordi&Disaccordi’, il talk politico del Fatto Quotidiano condotto da Luca Sommi e Andrea Scanzi su Nove. 

Nella lotta tra il titolare della Farnesina e Giuseppe Conte, che si è appena visto sfilare la leadership del Movimento dopo una clamorosa ordinanza del Tribunale di Napoli a seguito del ricorso presentato da alcuni attivisti contro la modifica dello Statuto e della conseguente ‘incoronazione’ dell’avvocato di Volturara Appula a presidente pentastellato, Di Battista pur non prendendo apertamente posizione per quest’ultimo usa parole al vetriolo per Di Maio.

Così Dibba azzarda un paragone ‘tremendo’ per Di Maio per quelle dichiarazioni rilasciate alla stampa dopo la rielezione di Mattarella al Quirinale, in cui il ministro degli Esteri parlava di “leadership che hanno fallito” e della necessità di “aprire una riflessione politica interna”. Per l’ex pasdaran grillino quelle parole “erano indirizzate a Conte, con tutta quella claque dietro. Mi sembravano, ora si incazzeranno, ma non me ne frega niente, mi sembravano i forzisti che occuparono il tribunale di Milano, per protestare”. Un riferimento alla giornata, dell’11 marzo 2013 in cui i parlamentari dell’allora Pdl fecero un’azione dimostrativa durante una delle udienze del processo Ruby sfilando davanti al tribunale di Milano.

Di Maio che ora “è diventato un uomo di establishment, di potere. È cambiato, oggi è un uomo di sistema, pensa alla prosecuzione della sua carriera politica nonostante avesse giurato più volte ‘due mandati e poi a casa, torno alla mia vita’”, lo etichetta Di Battista.

Un tempo dai giornali di sistema come Repubblica veniva sbeffeggiato”, ricorda Di Battista, “veniva considerato il ‘bibitaro’ ora è Luigi il sommelier…”.

Secondo l’ex parlamentare, che da tempo viene dato in predicato di rientrare nel Movimento in caso di definitiva rottura con l’ala fedele al ministro degli Esteri, quest’ultimo “pensa a collocare sé stesso, ma anche il Movimento perché io dubito voglia lasciarlo. Secondo me – aggiunge Di Battista – vorrebbe spostarlo soltanto il più possibile al centro. Cosa che ha sempre fatto dicendo ‘siamo liberali, moderati’, chiedendo scusa per ogni cosa“.

Poi, nascosti, da complimenti, altri affondi all’ex amico: “È scaltro, è preparato, è un grande lavoratore e una persona onesta. Se si è innamorato della politica o della poltrona? Nel caso di Luigi non c’è molta differenza in questo momento“, prosegue Di Battista, che pure confessa di sentirsi con Di Maio “ogni tanto”.

Redazione