Storditi, disorientati, sotto shock. I grillini, il giorno dopo lo scoppio della bomba di Napoli ancora non si capacitano. Dopo una prima reazione che gli psicologi classificherebbero come “negazione della realtà”, il Movimento prende atto. Conte è stato fatto decadere da un tribunale, vittima delle sbalestrate regole interne di un partito-azienda nato come azienda dominata dal sodalizio tra un comico e un guru visionario. Un crogiolo di tendenze antisistemiche e di connivenze opache che non ha mai fatto i conti con la democrazia interna. E ieri lo shock è stato ancora maggiore perché a mettere la ceralacca sotto al timbro del Tribunale è stata quella suprema corte che per i pentastellati è rappresentata dal blog di Beppe Grillo. Ieri infatti il Fondatore si è trasformato nell’affondatore: è stato Beppe Grillo a silenziare il M5s alle prese con la più grave crisi dalla nascita.

Il Garante si propone per una mediazione nella contesa tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Ma nella sostanza chiede il rispetto della sentenza di Napoli che congela la leadership di Conte. «La situazione, non possiamo negarlo, è molto complicata. In questo momento non si possono prendere decisioni avventate», dice il comico genovese. Intanto la disputa al vertice divide anche la base, dove in molti chiedono un congresso per decidere e contarsi. Quasi 82mila iscritti sono stati esclusi dal voto che lo scorso agosto modificò lo statuto. Conte vorrebbe rivotare e salvare la sua presidenza. Grillo chiede di rispettare lo statuto precedente alle modifiche. In questo caos, Luigi Di Maio può ben fare la parte dello statista.

A chi gli aveva aizzato la canea contro, oggi può ben rispondere dall’alto dello scranno istituzionale più bollente del momento. «Lo stop del tribunale a Conte? Oggi il ministro si occupa di Russia e Ucraina, c’è da provare a fermare una guerra», possono ben dire i suoi, alla Farnesina. Di Maio ha un’agenda tutta segnata in rosso: le telefonate con le cancellerie europee, un confronto a tu per tu con il ministro Lorenzo Guerini. Va in audizione congiunta con il titolare della difesa alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. Poco tempo per star dietro alle vicende di casa, verrebbe da pensare. E invece la soddisfazione traspare in filigrana: zero a zero, palla al centro. Dall’entourage del ministro si fa solo riferimento alle soluzioni da trovare, insieme con i legali. Oggi conviene la diplomazia, vista la piega che stanno prendendo i fatti.

Prima di fare il Comitato Direttivo – è il ragionamento interno – bisogna fare il Comitato di Garanzia. Che oggi è tutto dimissionario. Sarà il Comitato di Garanzia, organo primario nello statuto precedente, a individuare la road map per uscire dalle secche. Il Comitato di Garanzia è composto da tre membri eletti mediante consultazione online, all’interno di una rosa di almeno sei nominativi proposti dal garante. Stando sempre al vecchio statuto, all’interno di questo organo non potranno sedere parlamentari o consiglieri: “La carica di componente del predetto Comitato è incompatibile con qualsivoglia carica elettiva”, si legge. Spazio per il ritorno di Di Battista, per un ruolo apicale di Raggi e Appendino?

Certamente risultano terremotate le posizioni. Fino a ieri tutti o quasi dietro a Conte, oggi ognun per sé e Grillo per tutti. “Di Maio dovrà spiegare molte cose”, aveva tuonato l’ex premier solo pochi giorni fa. Ora non parla più. Il silenzio stampa gli è piovuto addosso come un diktat, obtorto collo: ancora ieri, quando lo ha invitato Bruno Vespa a Porta a Porta, non ci ha pensato due volte: ha accettato. Figurarsi Rocco Casalino, chi lo tiene? Solo in un secondo momento, quando la notizia dell’intervista è giunta alle orecchie di Grillo, ha dovuto disdire l’impegno. Dalla redazione di Porta a Porta confermano la circostanza: «Hanno richiamato per annunciare che non sarebbe più venuto». Chiuso nell’angolo, ha telefonato alla capogruppo del M5s al Senato, Mariolina Castellone, che lo ha raggiunto a casa.

Castellone è tra le poche del cerchio magico ad averlo potuto avvicinare. «Vediamo di fare tutte le valutazioni – ha spiegato all’Ansa Castellone, lasciando l’abitazione romana di Conte -. Volevo vedere il presidente perché non lo sentivo da ieri mattina». Si deve essere preoccupata. Lo sono tutti, nel Movimento. E le tensioni sono esplose nell’assemblea straordinaria (unico punto all’ordine del giorno: “Riflessioni politiche”) autoconvocata in tutta fretta a Montecitorio. Fedeli al silenzio stampa, i Cinque Stelle vagano storditi intorno alla Camera. La deflagrazione della leadership Conte li ha ammutoliti. «È sempre mancata la democrazia nel Movimento. Ora il provvedimento del Tribunale di Napoli azzera tutte le cariche, non si può semplicisticamente dire ‘rivotiamo’, come viene fatto ogni volta nel Movimento e ‘saniamo la situazione’. Perché chi indice queste nuove votazioni? Lo stesso che non ha più il titolo per farlo? E allora, ora che lo statuto del 2021 è sospeso nella sua efficacia, bisognerebbe chiedersi cosa dice l’atto costitutivo, ovvero l’atto con il quale si fonda il Movimento.

Di chi è il partito? Cosa dice l’atto costitutivo? Lo dicano», si chiede il senatore Gregorio De Falco (gruppo Misto), ex cinque stelle espulso dal Movimento. Va ricordato che lo statuto del dicembre 2017 esisteva ma era stato in realtà tenuto segreto, nascosto, fino a che un giudice del Tribunale di Genova non ne ordinò l’esibizione, su richiesta dello stesso avvocato Borrè. Il titolare dello studio legale che ha ottenuto la testa di Conte sarà domani ospite del Riformista Tv. Sulla nostra testata scrive, peraltro, il giudice Eduardo Savarese, che ha firmato la decisione sospensiva al Tribunale di Napoli.

Il timore che serpeggia nel Movimento è che, alla luce dell’ordinanza del Tribunale, il M5s non possa presentare le liste elettorali, se e quando fosse necessario. E che certamente sia diventato un miraggio l’inserimento del partito nel registro dei soggetti politici ammessi al beneficio del 2 per mille. Conte ha perso tutti i poteri di firma, quindi? «Questo è completamente estraneo alla causa, il M5s provvederà e farà per il meglio. È un aspetto che fuoriesce dal giudizio», rassicura per il collegio dei consulenti legali del Movimento l’avvocato Francesco Astone. Il regolamento dei conti nel Movimento riserverà ancora sorprese.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.