Se il premier Giuseppe Conte vuole sapere quanto durerà il suo governo può consultare l’oracolo Rousseau, ormai passato da notaio di plebisciti scontati a dispensatore di verità sorprendenti e sanguinose. Ne sa qualcosa il leader pentastellato Luigi Di Maio che per il suo movimento alle elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria voleva una pausa di riflessione. Peccato che dalla piattaforma Rousseau sia uscito un barricadero 70% a favore della corsa in solitaria alle due competizioni di gennaio, con tanto di candidato già trovato in Calabria, il docente universitario Francesco Aiello, e annesso effetto domino. Intanto uno smacco al ministro degli Esteri che voleva una tregua e soprattutto la possibilità di non incappare in nuovi flop elettorali. Poi una secchiata d’acqua fredda all’alleato di governo, il Partito Democratico, che avrebbe bisogno di sostegno per riconfermare Stefano Bonaccini alla guida dell’Emilia-Romagna. Infine una nuova bordata al governo Conte 2, che già balla tanto di suo tra caso Ilva, Alitalia e Riforma della Giustizia. Dall’oracolo l’ultimo “incidente” di una maggioranza poco coesa, un’orchestra stonata, ma anche la spia del principale problema per il governo: il congresso permanente, pur senza congresso, del Movimento 5 stelle, indeciso su tutto ma unito nel clima da guerriglia, anche contro il capo.

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Già, le difficoltà di Luigi Di Maio, assediato da ortodossi di sinistra, “partitisti” ribelli, ex ministri avvelenati e militanti delusi, si abbattono sull’esecutivo di cui dovrebbe essere l’alfiere. Emblema della lacerazione interna al Movimento, e della sua immediata ripercussione in Parlamento, è l’impossibilità, tuttora vigente, a eleggere il capogruppo alla Camera dopo mesi. Ieri Di Maio, in giro per la Sicilia, ha detto sibillino e minaccioso: «Col voto su Rousseau il M5s ci ha detto che a Roma c’è il governo, ma sul territorio c’è il movimento: e non possiamo asservire il M5s alle logiche del governo». Cosa significa esattamente? Lui giura che l’esecutivo non è in discussione ma diversi nel suo partito lo contestano, ritenendolo il principale sabotatore dell’esecutivo, di volere le urne per “tenersi il partito”. Una deputata pentastellata dice che lui in realtà sia ancora «in buoni rapporti con Salvini» e che avverta «nostalgia del governo con la Lega, con la quale si sente molto più in sintonia rispetto al Pd». È il pensiero di tanti parlamentari grillini che nell’attuale governo e nella sua maggioranza invece vogliono crederci. Tra loro il giovane deputato Santi Cappellani: «Se c’è qualcuno, ai vertici del Movimento che, per ragioni incomprensibili, è tentato dall’ipotesi delle elezioni anticipate o dalla caduta di questo governo, sappia che le istanze provenienti dal paese sono ben rappresentate dall’attuale maggioranza».

La prossima settimana a Montecitorio ci sarà un incontro di fuoco tra parlamentari e vertici, Di Maio incluso. L’ala sinistra di Roberto Fico e quella “partitista”, rappresentata da Roberta Lombardi, secondo la quale il Movimento dovrebbe finalmente dotarsi di una struttura democratica e «fare un congresso vero», lo attendono al varco. Ieri sera si è parlato di un Beppe Grillo precipitatosi a Roma, ma Di Maio era già in volo verso la Sicilia, a portare avanti la sua linea, incompresa e contestata. Giuseppe Conte vorrebbe entrargli nella testa, ma pure gli alleati del Pd. Già, i democratici. Non hanno preso bene il voto su Rousseau ma sembrano più intenti a guardare i grillini litigare, come un tempo facevano loro stessi, che ad attentare alla vita del governo. Un esperto parlamentare dem dice: «Il governo non è in crisi, anche se le spaccature dentro il Movimento danneggiano l’esecutivo e lo stesso Luigi Di Maio sembra non crederci tanto». Ma il Pd ci crede invece? «Sì, di noi solo Andrea Orlando vorrebbe rompere e andare al voto, nel disegno di un Pd più piccolo ma più a sinistra». E se a gennaio perdete l’Emilia-Romagna? «Non succederà, ma se andrà così allora sarà un problema per tutti, governo incluso». Ecco una possibile risposta, con tanto di data, che l’oracolo Rousseau potrebbe dare al premier Conte.