Una difesa che non ti aspetti e che arriva qualche ora dopo che i membri togati del Csm hanno provato a zittire l’ex premier e oggi leader di Italia Viva Matteo Renzi, critico con la magistratura per l’inchiesta sulla fondazione Open. L’avvocato, non richiesto, è Antonio Di Pietro, l’ex pm di Mani Pulite e anche ex leader di Italia dei Valori, spazzato via dalla scena politica per una inchiesta proprio sui finanziamenti al suo partito. «Il sistema delle fondazioni – ha detto ai microfoni di Radio Cusano Campus – così come è strutturato attualmente ha dei buchi enormi. Alcune fondazioni vengono utilizzate per occultare patrimoni o utilizzare patrimoni non trasparenti. Non sono certo amico di Renzi, però bisogna essere obiettivi. Non ho ancora capito quale sia la violazione della legge da parte di Renzi. Se dovessimo uscire dal binario per cui il magistrato si deve occupare del reato solo dopo che è stato commesso si corre il rischio di affidarsi ai magistrati per risolvere i problemi che dovrebbe risolvere la politica. La politica deve fare una legge di trasparenza sulle fondazioni».

Di Pietro ha parlato anche di prescrizione e di riduzione dei tempi del processo: «Sono due gambe dello stesso corpo – ha affermato Di Pietro -. Il corpo cammina bene se tutte e due le gambe sono efficienti, se una gamba la fai funzionare e una no ti ritrovi con un’anatra zoppa. Bisogna innanzitutto valutare di cosa stiamo parlando, cioè che la prescrizione si interrompe dopo il primo grado e funzionerà dal 2024. Quindi se vogliono ridurre i tempi processuali il tempo per farlo ce l’hanno. Non è sufficiente interrompere la prescrizione per far funzionare la giustizia, ma è necessario interromperla. I processi una volta che iniziano si devono fare, dopodichè chi non fa le leggi per far finire i processi nei tempi giusti è responsabile di non averle fatte. Ma da qualche parte bisogna iniziare, se no c’è sempre la scusa per non fare niente».

Un discorso scontato sulla prescrizione, mentre non lo è quello sulla fondazione Open. Di Pietro non è l’unico che si chiede, interdetto, quale sia il reato compiuto dall’ex premier che infatti ha deciso di difendersi in ogni sede. Ieri, riprendendo l’articolo del direttore del nostro giornale, ha scritto che i membri togati del Csm «vogliono farmi tacere: mettono in discussione il diritto di un senatore di esprimere le proprie opinioni. Avendo io chiesto al procuratore di Firenze giustizia per la squallida – e reiterata – fuga di notizie e avendo sottolineato il rischio della ferita democratica, i giudici del Csm mettono in discussione addirittura il diritto di parola di un Senatore della Repubblica. Silenzio imbarazzato di quella parte della politica che tace per paura. Chi ha la coscienza pulita non ha paura di niente. Continuerò a esprimere le mie idee che piaccia o no al Csm. E continuo ad aspettare che la giustizia prevalga sul giustizialismo, la politica prevalga sul populismo. Se qualcuno pensa di tapparmi la bocca, sappia che ha sbagliato persona». Renzi in un tweet ha annunciato un suo intervento al Senato per il 12 dicembre.