Le Ragioni di Israele
Dialogo tra Italia e Israele, Rav Meloni: “L’ascolto per prevenire la violenza”
In un clima segnato dall’odio verso gli ebrei, il dialogo tra Italia e Israele torna al centro del dibattito. Ne parliamo con Eliahu Alexander Meloni, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Trieste, a margine del convegno «Italia e Israele: l’una nello sguardo dell’altra – Come Israele percepisce l’Occidente e come l’Italia percepisce Israele».
Di questi tempi, che valore assume il dialogo tra Italia e Israele?
«Un valore importante, perché il dialogo è ciò che permette poi di trovare un terreno per capirsi. Per capire come l’altro reagisce a una situazione. Ma soprattutto perché riesce a evitare l’uso della violenza. Come quella nelle piazze che vediamo ultimamente, tra antisemitismo e rifiuto dell’altro. Tutto questo nasce dalla mancanza di dialogo e ascolto».
E pensare che una certa sinistra ha contestato l’evento di ieri…
«La sinistra ha scelto il suo campo: la condanna sistematica di Israele. Fa passare lo Stato ebraico da aggredito ad aggressore. Di conseguenza, non può accettare un evento come quello di Trieste in cui si accetta di discutere con chi non ha lo stesso punto di vista. Non è stato un evento politico: se avessero letto meglio, avrebbero scoperto che si trattava di un evento culturale».
Cosa risponde a chi dice che «è offensivo verso le vittime di Gaza»?
«Lo trovo estremamente disonesto. Dov’è l’offesa? Parlare solo delle «vittime di Gaza» – tra l’altro – significa cancellare tutte le vittime precedenti, come quelle del 7 ottobre, massacrate non perché israeliane ma in quanto ebree. Eppure il Sabato Nero è stato cancellato. È una scelta che denota antisemitismo. Questo mi preoccupa».
Dopo il 7 ottobre, cosa è cambiato in Occidente?
«Le persone si sono sentite giustificate nel parlare di antisionismo, inteso come non diritto del popolo ebraico di esistere. Insomma, dietro la parola antisionismo hanno camuffato un concetto antisemita. L’unico ebreo che possono accettare è l’ebreo morto o sottomesso. Fino al 7 ottobre, questo concetto era un tabù: non si poteva dire pubblicamente. Oggi invece è stato sdoganato, e chi afferma pensieri del genere viene considerato un eroe. Questo può essere il passo verso la fine dell’Occidente».
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