Quanto sembrano lontani i momenti dell’“honestà-honestà” e della trasparenza. Così lontani che a voler essere manettari e forcaioli per Dino Giarrusso sarebbe praticamente già tutta una sentenza. L’ex europarlamentare, comunque, adesso è finito intero nella bufera. A inguaiarlo un servizio della trasmissione Report, in onda ieri su Rai3. Il programma di inchiesta ha svelato che l’ex Iena pentastellata ha ricevuto 10mila euro di finanziamento elettorale da Carmela Ritter, moglie di Piero Lorenzo (IRBM Pomezia) ed Ezia Ferrucci, lobbista per British American Tobacco (Bat). In tutto 14.700 euro.

Il caso è stato segnalato questa mattina ai probiviri dal capo politico Vito Crimi. “La questione è molto grave, va fatta chiarezza”, hanno detto fonti del collegio all’AdnKronos. Non si tratta soltanto delle regole del Movimento, ma proprio di una questione etica. Il regolamento, tuttavia, parla chiaro: vietato ricevere più di tremila euro da singoli soggetti. Lo ha ricordato anche il Portavoce al Parlamento dei 5 Stelle Piernicola Pedicini, ricordando i nobili albori del Movimento, in un post su Facebook: “Mi ricordo che quando si partiva c’era sempre qualcuno che ci offriva la colazione o il caffè. Una volta un uomo ci fece il pieno di benzina, poi un abbraccio e via. Lo facevano perché sapevano che ci saremmo battuti per loro. Ne erano certi. Era questo il Movimento che abbiamo provato a difendere fino in fondo. I nostri lobbisti erano i cittadini”.

E adesso Giarrusso rischia seri provvedimenti disciplinari. “Il finanziamento è assolutamente regolare – si è difeso in un lungo video su Facebook – L’ho accettato solo dopo aver saputo che nel 2018 la stessa Ferrucci ha finanziato allo stesso modo la campagna elettorale di tutto il M5S”. Stando alle regole interne, però, Giarrusso non avrebbe potuto accettare quel finanziamento, mormorano tra i grillini. E lui insiste, anzi alza la voce, in una lettera a Dagospia, con tanto di lettere maiuscole: “Non solo il finanziamento è assolutamente regolare, ma io lo ho accettato solo DOPO aver saputo che nel 2018 la stessa Ezia Ferrucci ha finanziato ESATTAMENTE ALLO STESSO MODO la campagna elettorale di TUTTO il Movimento Cinquestelle“. E quindi, ancora all’AdnKronos, si dice tranquillo, oltre che pienamente fiducioso negli organi di garanzia: “È un vademecum interno, legato solo alle europee, che onestamente mi era sfuggito. Ho comunque comunicato tutto, in piena trasparenza, sia al nostro comitato interno che naturalmente agli organi previsti dalla legge, e nessuno ha avuto nulla da ridire su questo“.

Qualora dovesse essere aperto un procedimento nei suoi confronti, Giarrusso dovrebbe avere 10 giorni per produrre una memoria difensiva prima della sentenza. Non è esclusa l’espulsione, come ha ricordato su Twitter l’eurodeputato Ignazio Corrao. “Farsi finanziare le campagne elettorali da chi ha interessi – ha postato Corrao senza mai citare apertamente Giarrusso e il caso – ti mette in una posizione scomoda verso il finanziatore. Per questo nessuno del M5S si è mai fatto finanziare personalmente da lobbisti. Se qualcuno lo facesse, verrebbe espulso immediatamente“. Una brutta tegola per Giarrusso che secondo diverse fonti sarebbe rientrato – i numeri non sono stati resi noti – tra i big più votati dalla base in occasione degli Stati Generali di sabato e domenica.