Volano stracci nel Movimento 5 Stelle. E a farli volare è il cervello, l’eminenza grigia, Davide Casaleggio, figlio del guru e fondatore Gianroberto, che non parteciperà agli Stati Generali. Un colpo di scena, anche per la durezza con la quale viene reso noto. E forse un altro indizio di quanto sia in crisi il mondo dei 5 Stelle. Oggi e domani il Congresso convocato dal capo politico Vito Crimi si avvia alla fase conclusiva. Dopo gli incontri provinciali e regionali si rinnoveranno i vertici dei pentastellati nel vertice da remoto.

Al dibattito finale prenderanno parte 30 relatori. Tutti votati sulla piattaforma Rousseau, tutti big del Movimento. Un evento piuttosto desolante, a giudicare dalla partecipazione: a votare soltanto appena il 17% degli aventi diritto, circa 26mila iscritti su un totale di 151mila. Che la kermesse fosse ad alta tensione si sapeva. Ruolo da mattatore è quello di Alessandro Di Battista. L’ex deputato, forte di un consenso che sembra investirlo di un ruolo di riferimento in una nutrita frangia di attivisti, vuole imporre le proprie istanze: lo stop alle deroghe per un terzo mandato al Parlamento; non adottare alleanze strutturali con il Partito Democratico; istituzione di un organo di garanzie interne sulla nomina delle cariche pubbliche composto anche da attivisti. L’ex parlamentare insiste e vuole siano resi noti i numeri dei voti ai relatori. La sua fronda, convinta di un consenso “bulgaro” sarebbe pronta al ricorso.

CASALEGGIO – È la stessa linea di Casaleggio, che fa sapere attraverso i social che agli Stati Generali non prenderà parte. “Alcuni giornali si interrogano sulla mia eventuale presenza agli Stati Generali del Movimento 5 Stelle. Ho ricevuto ieri l’invito a partecipare nella discussione di domenica. Ho deciso di declinare perché ritengo che se ci sono delle regole di ingaggio, queste debbano essere rispettate. Leggendo il documento di guida della discussione del primo giorno, registro che molte decisioni sono già state date per acquisite e si chiedono solo i dettagli. Su altre, come la questione sul vincolo dei due mandati l’indicazione dai territori é stata chiara, ossia che rimanga intoccabile, ma al primo punto del documento guida si indica esplicitamente di dibattere su eventuali deroghe da adottare. Penso sia doveroso pubblicare i voti sia dei delegati del sabato sia dei relatori della domenica prima dell’evento, come anche i verbali delle riunioni provinciali e regionali, nella versione originale, che riportino i risultati degli incontri ufficiali nei quali tutti hanno potuto partecipare e che oggi non sono pubblici. Inoltre, le persone che dibatteranno dei nostri valori dovrebbero in primis aver rispettato le regole che abbiamo oggi. Non vorrei che si arrivi al paradosso che a scrivere le regole siano anche coloro che per primi non le rispettano. Probabilmente tutto ciò potrebbe dare l’integrità e la trasparenza che merita questo percorso”.

 

LA RISPOSTA DI CRIMI – “Quando pubblicheremo i dati? È scritto nelle regole d’ingaggio”, replica Vito Crimi, capo politico del Movimento, ad Adnkronos. Sul regolamento postato sul Blog delle Stelle prima del voto si legge, ribadisce, che i risultati saranno comunicati “dopo l’elezione dell’organo di direzione del Movimento”. “Questo era noto prima della votazione – spiega Crimi – Quando abbiamo eletto i candidati al consiglio regionale della Campania, abbiamo tenuto il numero di preferenze ricevuto dai singoli candidati riservato per due mesi fino a quando non è stata svolta la votazione per il candidato presidente”. E a chi gli chiede se l’assenza di Casaleggio non rischi di delegittimare gli Stati Generali, Crimi replica: “La legittimazione viene dalla grande partecipazione”. Ecco, appunto. Ed è comunque emblematico che lo strappo, nel Movimento dell’onestà e degli streaming si sia consumato sulla trasparenza.