Un morto nell’isola di Pellestrina, danni per centinaia di milioni (anche alla Basilica di San Marco) con la marea che si è assestata a 150 centimetri, oltre 170 richieste di intervento ai vigili del fuoco, Sono i numeri del disastro di Venezia, alle prese con un maltempo e una marea che in laguna non si vedeva dal 1966, e che nella serata di martedì si era impennata all’altezza record di 187 centimetri. “E’ un disastro, 187 centimetri vuol dire sette centimetri in meno del 1966, quindi qualcosa di straordinario”, ha detto Il sindaco Luigi Brugnaro, che ha invitato tutti i cittadini a fotografare i danni e mandare la documentazione al Comune.

Nel pomeriggio il premier Giuseppe Conte e la ministra delle Infrastrutture De Micheli si recheranno a Venezia: “Voglio vedere da vicino i danni e rendermi conto della situazione”, ha scritto il Presidente del Consiglio su Twitter.

COSTI, RITARDI E INCHIESTE – La marea e i gravi danni hanno rilanciato anche la decennale polemica sul Mose, il Modulo Sperimentale Elettromeccanico che dovrebbe proteggere la laguna dal mare Adriatico durante gli eventi di alta marea. “Non possiamo essere sempre da soli – ha infatti affermato dopo il disastro il sindaco Brugnaro – Adesso bisogna far funzionare questo Mose”.

Il sistema di dighe mobili da installare nei tre varchi (Lido, Malamocco e Chioggia) che collegano la laguna di Venezia al mare aperto, detti anche “bocche di porto”, sono costati finora alle casse pubbliche quasi 6 miliardi di euro, ma l’opera non è ancora stata completata. Un progetto infinito pensato già negli anni ’80, con la realizzazione delle dighe mobili avviata nel 2003 e che ad oggi ha raggiunto un avanzamento pari a circa il 90% e una fine prevista nel 2022. Il cantiere del Mose è stato anche al centro di una maxi inchiesta anticorruzione da parte della magistratura, con 35 arresti ed oltre 100 indagati nel giugno 2014 per reati che andavano dalla creazione di fondi neri alle tangenti e false fatturazioni. Tra i coinvolti spiccava Giancarlo Galan, ex ministro ed ex governatore del Veneto dal 1995 al 2010, che patteggiò una condanna a 2 anni e 10 mesi con la restituzione di 2,5 milioni.

A seguito dell’inchiesta l’Anac aveva proposto di adottare le misure per la straordinaria gestione del Consorzio Venezia Nuova, con il Prefetto di Roma cha aveva quindi proceduto alla nomina di tre amministratori straordinari al fine di assicurare il proseguimento dei lavori e la conclusione dell’opera.